venerdì 28 marzo 2014

Venerdì coin-op

Con questa nuova rubrica mi piacerebbe parlare, ogni venerdì, dei più bei coin-op che si trovavano nei bar e nelle sale giochi; prima della sdoganazione e la sucessiva invasione delle stramaledette video slot.

E iniziamo allora da uno dei migliori picchiaduro a scorrimento della storia, uno di quelli a cui ho giocato per anni nella sala giochi che arrivava in paese ogni anno nel periodo della sagra.
Il bellissimo Cadillacs and Dinosaurs.


Per chi non lo conoscesse, si tratta di un picchiaduro tratto da una serie omonima di cartoni animati che probabilmente ho visto solo io, andata in onda soltanto una volta su Italia 1 nel lontanissimo 1994, che a sua volta era tratta dalla serie a fumetti XENOZOIC TALES di Mark Schultz.
Ambientato in un futuro post-apocalittico in cui i dinosauri sono tornati in vita, la storia raccontava le avventure del meccanico Jack Tenrec e dell'ambasciatrice Hanna Dundee. Ma non stiamo a parlare della serie, quella magari un'altra volta, ora parliamo del videogioco.

Uscito nel 1993, sviluppato da CAPCOM, il gioco ti permette di scegliere tra quattro personaggi:


Jack Tenrec, il protagonista della serie, moderatamente forte.
Hanna Dundee, sua amica e abile combattente.
Mustapha Cairo, il personaggio più veloce del gioco. Curiosamente in Asia, il gioco è conosciuto come Mustapha's Game. Oddio.
Mess O'Bradovich, il più forte personaggio selezionabile.

Le dinamiche del gioco non differiscono dai classici del genere, ci si sposta in orizzontale per le schermate di gioco falciando i nemici con il set di mosse uniche che ogni personaggio ha a propria disposizione. Nota importante è il poter utilizzare pure armi da fuoco, oltre ai soliti pugnali e barili.

"Assaggia un po' di piombo, ciccione"
L'unico dinosauro buono, è un dinosauro morto.
Donna al volante...


Come ogni picchiaduro che si rispetti, anche in Cadillacs and Dinosaurs ci sono i boss di fine stage, ma la difficoltà è ben bilanciata e non sono mai troppo noiosi da battere. Soprattuto in più giocatori.

Quindi, al grido: SALE SLOT AL ROGO! Andiamoci a riprendere i nostri cari coin-op e ritorniamo a godere di questi gioconi. O in alternativa emulateveli.

giovedì 27 marzo 2014

La fine dell'arte?

Cosa rappresentino per me i videogiochi è semplice: arte. Una dimensione artistica virtuale in cui è possibile calarsi per vivere emozioni e sentimenti reali; una realtà astratta che diventa tangibile attraverso i nostri joystick/controller o qualsiasi cosa usiate per giocare. Perché sembreranno stupidate quelle che scrivo, ma l'immaginazione è lo strumento più grande che l'uomo abbia e se vi guardate attorno anche solo per un attimo, lo capirete pure voi. Tutto ciò che vi circonda in questo momento è stato concepito da qualcuno, prima nella sua mente e ora tangibile nella realtà.

Sono stati concepiti mondi virtuali che ancora oggi, dopo anni dalla loro creazione, ancora incantano e affascinano i giocatori di tutto il mondo per la loro bellezza o unicità. Perché non basta la grafica, ci vuole un atmosfera giusta, devi immedesimarti e provare empatia per i luoghi che visiti o i personaggi che incontri.
E se ci riuscirai, vorrà dire che quel dato gioco è un'opera d'arte. Perché non è da tutti riuscire nell'ardua impresa di rendere un videogioco qualcosa di più. Qualcosa che rimarrà nella mente di milioni di persone per sempre.Ma purtroppo, negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Non riesco quasi più a provare sentimenti mentre gioco, come se tutto fosse sterile e privo di emozioni.  

Forse sono io che crescendo ho perso quel qualcosa che prima mi faceva apprezzare di più ciò a cui stavo giocando, o forse è veramente cambiato il modo di creare i videogiochi. Ovviamente essendo un bene di consumo, viene creato per il solo scopo di vendere e fare soldi, ma prima era diverso. Sentivo che ci mettevano anima e corpo per rendere quel prodotto unico, dando sfogo a tutta la loro creatività e riuscendo a dare vita a saghe videoludiche divenute storiche.
Ma ora il mercato è cambiato, vende meglio il cinquantesimo seguito del solito brand che da più di dieci anni è fermo nel solito punto e che non mostra segni di cambiamento. Milioni di giochi fotocopia che ogni anno invadono gli scaffali dei negozi, ogni anno con una copertina differente, ma dal medesimo contenuto dell'anno precedente (pure la rima ho fatto, tiè).
Fortunatamente però, esistono ancora persone che riescono a creare prodotti di alto livello e comparabili per bellezza e profondità, alle glorie del passato. L'unico problema è la rarità di queste perle e la difficoltà che possono avere nell'inserirsi nel mercato videoludico, rimanendo molto spesso in disparte o rilegate a un pubblico di nicchia. Che per una software house piccolina vuol dire il più delle volte il fallimento. Ed è un peccato, perché proprio in loro si potrebbe sperare in un ritorno alle origini, a quando li potevamo chiamare non programmatori, ma artisti digitali. 


Speriamo di no.


mercoledì 26 marzo 2014

Action Man: il cugino di Big Jim e G.I. Joe

Con lui ho giocato davvero tanto, inventando avventure sempre nuove e divertendomi come un cretino. Ne ho avuti parecchi e anche qualche mezzo tipo la macchina e il sommergibile; tutto grazie ai regali di parenti vari che, presi da una qualche forma compulsiva di consumismo sfrenato, avranno speso migliaia di mila Lire in questi pupazzi. Grazie, mi avete dato un'infanzia felice.
 

Per chi non lo conoscesse, Action Man ha avuto una storia abbastanza lunga.
Nacque nel 1966 prodotto dalla Palitoy, un'azienda di giocattoli inglese che prese come esempio l'americano G.I. Joe.


Action Man vintaggio con qualche evidente problema fisico.

Nel 1984 smisero di produrlo e si dovette aspettare fino al 1993 per vederlo tornare in azione, questa volta sotto il marchio Hasbro, che lo trasformò in un giocattolo di culto (almeno per me). Venne prodotta una serie animata di 27 episodi che ne rinarrava le origini, trasformandolo da soldato britannico a un avventuriero in lotta contro il malefico Dottor X. Nota interessante è il fatto che a ogni inizio e fine episodio, l'attore inglese Mark Griffin, interpretasse dal vivo Action Man e desse consigli di vita. Tipo non rubare o ti faccio la mossa speciale che ti tramortisce.

Action Man Ninja/Samurai.







C'era quello in missione nell'Artico...

...quello che portava a passeggio un simpatico orsetto...
...e quello che portava giù il cane a pisciare.


Intorno al 2000 ritornò con una nuova serie e nuovi protagonisti, questa volta dei ragazzi, che formavano il team Action Man ATOM. Non conosco molto di questo seguito, perché credo di aver intravisto solo mezzo episodio e comunque i giocattoli non mi sembrano chissà quale cosa.




 

Anzi, fanno proprio cagare.
Per concludere è stato uno dei miei primi eroi e voglio ricordarlo con la sua sigla (cantata da Marco Destro) che all'epoca cantavo tutto gasato. Vai Action Man!