Visualizzazione post con etichetta Pensieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pensieri. Mostra tutti i post
lunedì 6 febbraio 2017
Vuoti cosmici e altri orrori
Avete presente quando vi ritrovate con un foglio bianco davanti, non sapendo bene cosa farci? Ecco, è più o meno quello che mi assilla ultimamente. Non è un vero e proprio blocco dello scrittore, ma più un blocco personale che mi impedisce di concentrarmi a dovere. Forse è pure svogliatezza nel ricercare notizie nei reami dell'Internet, andando a perdere ore e ore alla ricerca di non si sa bene cosa, al solo scopo di buttare giù due righe forzate su questo mio umile blog.
È una sensazione davvero pessima; un senso d'incompletezza e frustrazione per queste mie lunghe assenze dal blogging. Sembra quasi che mi stia allontanando ma non è così: ogni santo giorno apro il blog, nella speranza di scrivere qualcosa, di trovare una notizia interessante o di continuare con le rubriche storiche; solo che poi non lo faccio.
Un vuoto totale delle idee? No, quelle sono l'unica cosa che non mi manca. E allora cosa c'è che non va? Non lo so, comunque volevo solo farvi sapere che sono ancora qua e che con calma vedrò di rimettermi in riga.
E no, questa volta non metto neppure la consueta foto della rossa.
martedì 31 gennaio 2017
Che fine hanno fatto i giocattoli di qualità?
Questa è una domanda che mi sono posto molto spesso negli ultimi anni, in cui per ultimi anni intendo da quando ho iniziato a prendermi i giocattoli da solo, da bravo adulto coscienzioso. Girando tra gli scaffali infatti, ho potuto notare come molti prodotti abbiano subito un repentino peggioramento della qualità, sia come estetica che come materiali utilizzati.
Parlando con altra gente interessata all'argomento, siamo giunti alla conclusione che il calo qualitativo sia dovuto a diversi motivi, primo tra tutti il minor numero di pezzi venduti, in rapporto al sempre più spaventoso aumento di bambini con in mano smartphone e affini; una vera piaga per il settore del giocattolo, oltre che un grande danno per la fantasia dell'infante; ma questo è un discorso da rivolgere ai genitori e per nulla pertinente con questo blog disagiato e cazzaro.
Comunque, ormai non ci sono più dubbi: i giocattoli sono snobbati da una buona percentuale di bambini, e non sarebbe un male se fossero soppiantati da altre attività ludiche, magari all'aperto con gli amici o un ritorno in auge di altri tipi di divertimenti del passato, come giochi da tavolo o qualcosa che stuzzichi la loro fantasia. Invece i campetti da calcio sono deserti, i parchi giochi vengono utilizzati più dalle badanti che dalle mamme, ed una buona parte dei nani da battaglia passano le giornate chiusi in casa, a giocare on-line con altri infanti da guerra. Il futuro è già qui, si può dire, alludendo al fatto che da qualche anni si può giocare con gli amici allo stesso videogioco senza dover uscire di casa, ma tutto questo ha generato pure creature come Favij e gli altri Youtuber fracassoni, che macinano soldi che neppure se lavoro una vita e mezza riuscirò mai a guadagnare, io.
E tutto questo cosa c'entra con la qualità dei giocattoli? Semplice: meno bambini comprano giocattoli, meno le aziende spendono per il loro sviluppo e concepimento. Pensate ai giocattoli della vostra infanzia -sempre che la data sulla vostra carta d'identità non sia scritta in numeri romani, in quel caso lo so che giocavate con quello che oggi viene esposto nei musei- noterete subito la diversità che c'è tra un prodotto dell'epoca e un giocattolo d'oggi.
Dobbiamo accettare il fatto che non ci saranno più fenomeni di culto come He-Man, Big Jim, Action Man, Polly Pocket, Mighty Max e tutta la sfilza di icone che abbiamo imparato a conoscere dagli anni 70 fino ai primi anni duemila, quando la piaga dei techno-bambini ha avuto inizio.
Oltre a questo però, c'è da considerare che sono davvero pochi i brand che hanno continuato la loro produzione fino ai giorni nostri, andando incontro ai cambi generazionali e alle mode del momento.
Vedi la LEGO, che per riuscire a rimanere sul mercato ha dovuto comprare i diritti su Star Wars e tirare fuori millemila set, che qualitativamente non c'è nulla da dire, ma che in qualche modo limitano fortemente quello che era il concetto iniziale del marchio: l'uso della fantasia.
Perché ok che il divertimento è nel montarli, ma una volta i set avevano più di una configurazione, che veniva mostrata sulla confezione o sul libretto delle istruzioni, in modo da incentivare la creatività del bambino. Ora invece non più, come se fossero passati da costruzioni generiche a kit di montaggio.
C'è infine il fatto che molte delle plastiche utilizzate un tempo ora sono state bandite, per un motivo o per l'altro, preferendo l'utilizzo di materiali più economici. Una volta esistevano giocattoli in die-cast, che ora viene utilizzato solo per i modelli da collezionisti o per le macchinine, che altrimenti se tirate in testa al cugino/fratello non farebbero ugualmente male.
Ormai i tempi cambiano e con essi il modo in cui si gioca; oggi i bambini hanno meno tempo libero-dovuti al loro essere già impegnati come fossero dei piccoli adulti-, sono meno invogliati ad utilizzare la fantasia, venendo tacciati troppo spesso davanti ad un televisore o uno smartphone senza controllo. Tutto questo ha radicalmente cambiato il mondo del giocattolo, e sono davvero poche le aziende che hanno saputo mantenere nel tempo una qualità alta in rapporto al prezzo competitivo, arrancando a fatica in questo mondo in cui giocano di più gli adulti che i bambini.
Parlando con altra gente interessata all'argomento, siamo giunti alla conclusione che il calo qualitativo sia dovuto a diversi motivi, primo tra tutti il minor numero di pezzi venduti, in rapporto al sempre più spaventoso aumento di bambini con in mano smartphone e affini; una vera piaga per il settore del giocattolo, oltre che un grande danno per la fantasia dell'infante; ma questo è un discorso da rivolgere ai genitori e per nulla pertinente con questo blog disagiato e cazzaro.
Comunque, ormai non ci sono più dubbi: i giocattoli sono snobbati da una buona percentuale di bambini, e non sarebbe un male se fossero soppiantati da altre attività ludiche, magari all'aperto con gli amici o un ritorno in auge di altri tipi di divertimenti del passato, come giochi da tavolo o qualcosa che stuzzichi la loro fantasia. Invece i campetti da calcio sono deserti, i parchi giochi vengono utilizzati più dalle badanti che dalle mamme, ed una buona parte dei nani da battaglia passano le giornate chiusi in casa, a giocare on-line con altri infanti da guerra. Il futuro è già qui, si può dire, alludendo al fatto che da qualche anni si può giocare con gli amici allo stesso videogioco senza dover uscire di casa, ma tutto questo ha generato pure creature come Favij e gli altri Youtuber fracassoni, che macinano soldi che neppure se lavoro una vita e mezza riuscirò mai a guadagnare, io.
E tutto questo cosa c'entra con la qualità dei giocattoli? Semplice: meno bambini comprano giocattoli, meno le aziende spendono per il loro sviluppo e concepimento. Pensate ai giocattoli della vostra infanzia -sempre che la data sulla vostra carta d'identità non sia scritta in numeri romani, in quel caso lo so che giocavate con quello che oggi viene esposto nei musei- noterete subito la diversità che c'è tra un prodotto dell'epoca e un giocattolo d'oggi.
Dobbiamo accettare il fatto che non ci saranno più fenomeni di culto come He-Man, Big Jim, Action Man, Polly Pocket, Mighty Max e tutta la sfilza di icone che abbiamo imparato a conoscere dagli anni 70 fino ai primi anni duemila, quando la piaga dei techno-bambini ha avuto inizio.
Oltre a questo però, c'è da considerare che sono davvero pochi i brand che hanno continuato la loro produzione fino ai giorni nostri, andando incontro ai cambi generazionali e alle mode del momento.
Vedi la LEGO, che per riuscire a rimanere sul mercato ha dovuto comprare i diritti su Star Wars e tirare fuori millemila set, che qualitativamente non c'è nulla da dire, ma che in qualche modo limitano fortemente quello che era il concetto iniziale del marchio: l'uso della fantasia.
Perché ok che il divertimento è nel montarli, ma una volta i set avevano più di una configurazione, che veniva mostrata sulla confezione o sul libretto delle istruzioni, in modo da incentivare la creatività del bambino. Ora invece non più, come se fossero passati da costruzioni generiche a kit di montaggio.
C'è infine il fatto che molte delle plastiche utilizzate un tempo ora sono state bandite, per un motivo o per l'altro, preferendo l'utilizzo di materiali più economici. Una volta esistevano giocattoli in die-cast, che ora viene utilizzato solo per i modelli da collezionisti o per le macchinine, che altrimenti se tirate in testa al cugino/fratello non farebbero ugualmente male.
Ormai i tempi cambiano e con essi il modo in cui si gioca; oggi i bambini hanno meno tempo libero-dovuti al loro essere già impegnati come fossero dei piccoli adulti-, sono meno invogliati ad utilizzare la fantasia, venendo tacciati troppo spesso davanti ad un televisore o uno smartphone senza controllo. Tutto questo ha radicalmente cambiato il mondo del giocattolo, e sono davvero poche le aziende che hanno saputo mantenere nel tempo una qualità alta in rapporto al prezzo competitivo, arrancando a fatica in questo mondo in cui giocano di più gli adulti che i bambini.
giovedì 26 gennaio 2017
Credevo di essere pop
E invece no. Credevo di essere un "blogger pop", ma pensandoci bene non lo sono per niente; non vado quasi mai al cinema, non ho abbastanza tempo per seguire tutte le news del mondo nerd, le serie TV del momento le vedo con mesi di ritardo, non mi fa impazzire Star Wars e del Trono di Spade non ho il minimo interesse. Il Signore degli Anelli mi fa cadere le palle, con Lo Hobbit mi sono fermato al primo film, non leggo più fumetti Marvel ed i film supereroistici mi fanno pena. Ho addirittura quasi la certezza di essere il nerd meno nerd della blogosfera nerd.
Mi sorge quindi spontanea una domanda: ma io, che tipo di blogger sono?
martedì 6 dicembre 2016
Blogging a modo mio
Prima di calarmi nel clima nasalizio, prima dello stucchevole periodo che
pervade l'ultima parte di questo 2016, volevo parlarvi del mio modo di
bloggare. Perché? Per via del mio modo di vivere il blogging.
Sono passati tre anni, più o meno, da quando ho iniziato a scrivere su questa piattaforma, che per anni ho seguito solo come un navigatore curioso e anonimo. Poi la svolta: nacque la Mente di Zero, il mio personale spazio virtuale. Come siate arrivati a leggere queste righe non lo saprò mai, forse siete incappati in questo blog per puro caso, o forse per sentito dire, o chissà per quale altro motivo; comunque, dal profondo del mio cuoricino di ghiaccio, vi ringrazio della vostra presenza. Anche una vostra semplice visualizzazione è per me motivo di soddisfazione, sì, pure te che non commenti mai; già il fatto che qualcuno legga un post che abbia scritto, dopo magari averci passato delle ore a scriverlo, mi fa capire che nonostante non sia un blogger attivissimo, ho pure io il mio piccolo gregge di pecorelle smarrite da accudire.Come ho già ribadito più di una volta, faccio davvero fatica a scrivere ogni giorno, parlare di tutto quello che seguo, delle ultime news o delle serie TV del momento; oltre ad avere poco tempo per farlo, aggiungo il fatto che la lista di cose da leggere, guardare, giocare, recensire è talmente lunga che neppure se le giornate fossero di 36 ore potrei mai farcela. Ho letteralmente delle torri di fumetti in giro per la stanza, almeno una decina di set LEGO ancora da montare, assieme a cinque model kit vari che non ho ancora avuto modo di finire. E certe cose sono due anni che prendono polvere, in attesa del loro turno per finire in qualche mio post. E a proposito di post: vi starete chiedendo che fine abbiano fatto le varie rubriche come il Venerdì coin-op, Inside the Games e il mega listone dei Set LEGO più belli di sempre. Bene, o meglio male, perché alcune di esse potrebbero non arrivare più, per via del troppo tempo che mi ci vuole per scriverle. Purtroppo sono fatto così, scrivo in modo troppo lento e mi perdo via con niente; già per scrivere queste poche righe ci sto mettendo un'ora, indeciso su come poter continuare la frase che state leggendo. Sono l'eterno indeciso, che adora la scrittura creativa e che vorrebbe tanto farvi leggere quello che gli passa per la testa, se non fosse che ogni volta che pubblico anche un piccolo racconto poi non se lo fili nessuno. E quindi mi richiudo in me stesso, convinto del fatto che quello che scrivo non interessi a nessuno.Ma ora basta piangersi addosso, è quasi Nasale e c'è sempre tempo per rimediare. Forse.
Sono passati tre anni, più o meno, da quando ho iniziato a scrivere su questa piattaforma, che per anni ho seguito solo come un navigatore curioso e anonimo. Poi la svolta: nacque la Mente di Zero, il mio personale spazio virtuale. Come siate arrivati a leggere queste righe non lo saprò mai, forse siete incappati in questo blog per puro caso, o forse per sentito dire, o chissà per quale altro motivo; comunque, dal profondo del mio cuoricino di ghiaccio, vi ringrazio della vostra presenza. Anche una vostra semplice visualizzazione è per me motivo di soddisfazione, sì, pure te che non commenti mai; già il fatto che qualcuno legga un post che abbia scritto, dopo magari averci passato delle ore a scriverlo, mi fa capire che nonostante non sia un blogger attivissimo, ho pure io il mio piccolo gregge di pecorelle smarrite da accudire.Come ho già ribadito più di una volta, faccio davvero fatica a scrivere ogni giorno, parlare di tutto quello che seguo, delle ultime news o delle serie TV del momento; oltre ad avere poco tempo per farlo, aggiungo il fatto che la lista di cose da leggere, guardare, giocare, recensire è talmente lunga che neppure se le giornate fossero di 36 ore potrei mai farcela. Ho letteralmente delle torri di fumetti in giro per la stanza, almeno una decina di set LEGO ancora da montare, assieme a cinque model kit vari che non ho ancora avuto modo di finire. E certe cose sono due anni che prendono polvere, in attesa del loro turno per finire in qualche mio post. E a proposito di post: vi starete chiedendo che fine abbiano fatto le varie rubriche come il Venerdì coin-op, Inside the Games e il mega listone dei Set LEGO più belli di sempre. Bene, o meglio male, perché alcune di esse potrebbero non arrivare più, per via del troppo tempo che mi ci vuole per scriverle. Purtroppo sono fatto così, scrivo in modo troppo lento e mi perdo via con niente; già per scrivere queste poche righe ci sto mettendo un'ora, indeciso su come poter continuare la frase che state leggendo. Sono l'eterno indeciso, che adora la scrittura creativa e che vorrebbe tanto farvi leggere quello che gli passa per la testa, se non fosse che ogni volta che pubblico anche un piccolo racconto poi non se lo fili nessuno. E quindi mi richiudo in me stesso, convinto del fatto che quello che scrivo non interessi a nessuno.Ma ora basta piangersi addosso, è quasi Nasale e c'è sempre tempo per rimediare. Forse.
lunedì 11 luglio 2016
Blogger from Hell
Che poi, mica posso considerarmi un blogger, quello è un lavoro serio, da fashion stylers (spero si scriva così), da cuochi imparati dalla sorella della Parodi, da tutta quella gente che non sono io. Perché fatico anche solo a capire del perché ci siate voi a seguirmi; insomma, chiariamoci, di blog con più contenuti del mio ce ne sono a centinaia, forse a migliaia. Non scrivo post tutti i giorni, anche se appena posso sono sempre qui su: vuoi per il poco tempo che ho per scrivere, vuoi perché molto spesso non sappia nemmeno di cosa scrivere, mettici pure che sono pigro e che nella vita di tutti i giorni faccia un lavoro fisicamente pesante. Poi sono pure un polentone padano, quindi non ho scusanti. Però volevo informarvi che nonostante non sia sempre qui a sfornarvi roba da leggere, io vi penso sempre. Aspè, così suona brutto. Rifacciamo: io penso sempre che nonostante sia un piccolo e misero blog, ci siete voi, miei pochi ma buoni lettori. E questo mi da soddisfazione. Il blog è un diario visibile a tutti, dove ognuno può scrivere liberamente di quello che vuole, dove non ci sono vincoli se non il proprio buon senso. Qui non c'è Zuckerberg e il suo esercito di cyber-police a bloccarvi il profilo per un mese. Per questo mi piace bloggare, perché nonostante non mi perda in sproloqui e discorsi populisti di geo-politica, sono libero di fare quello che voglio. Sì ok, c'è la Cookie Law, ma chissene se ci controllano il traffico dati, già lo sanno che ci piacciono i siti zozzi, anche se cancelliamo le cronologie. Comunque, il succo di tutto questo discorso è semplice: mi scuso se non sono sempre attivo, se non scrivo roba tutti i giorni e se quello che pubblico sembrano i deliri di una persona mentalmente instabile -cosa assolutamente vera, peraltro- ma tranquilli, d'ora in poi le cose saranno diverse. Nel senso che scriverò ancora meno perché come ogni estate, nelle lande gelide del Nord, arriva l'afa, che trasforma le distese di frumento e le città grige e tetre in gironi infernali, dove per uno spiraglio d'aria fresca vige la legge del più forte. Dove l'istinto di sopravvivenza prevale e spoglia le persone di ogni dignità, facendo uscire di casa gli uomini in canotte improponibili, con pantaloncini spartipalle e infradito con annesse unghie da velociraptor; mentre le ragazze, Odino le benedica, mostrano finalmente le loro grazie. Se quindi la calura padana non sarà troppo eccessiva da far sembrare il mio PC un reattore nucleare prossimo al collasso, tornerò a scrivervi più spesso. Fino a quel momento, buona calura brutta gente.
mercoledì 25 maggio 2016
5 ipotetici supereroi italiani
Seguenda la discussione nata sul blog La Bara Volante, e proseguita su quello del buon Miki Moz, volevo valutare se effettivamente la nostra Italia non è un paese per supereroi. Per questo motivo ho deciso di provare ad immaginare cinque ipotetici eroi dello Stivale, con storie ambientate nelle nostre città, alle prese con situazioni a noi più o meno familiari; quindi niente mostri alieni o americanate varie, perché qui da noi, non c'è mica l'HYDRA o il Joker. Noi abbiamo la mafia ed i parlamentari corrotti. Che se proprio vogliamo dirlo, sono molto più pericolosi e fanno più paura. Ma comunque, detto che a noi italiani gli Avengers ci puliscono casa ed i vari Batman e soci ci portano giù il cane a pisciare, vediamo insieme chi sarebbero questi miei cinque ipotetici supereroi italiani. Iniziamo con:
L'Alieno
GLADIUS
Un ladro su commissione che ruba oggetti d'arte e antichi manufatti, una notte viene incaricato di recuperare da un museo un'antica spada romana perfettamente conservata, una Gladius appunto, l'arma per eccellenza dei legionari romani. Ma qualcosa nel furto va storto, uno dei guardiani apre il fuoco contro il povero ladro mentre tenta di scappare; mortalmente ferito, il suo sangue entra in contatto con la spada che risveglia un antico potere. Così facendo, lo spirito di un leggendario soldato dell'impero romano entra nel corpo del ladro, fondendosi con lui e donandogli poteri quasi divini. Una volta risvegliato dal coma farmacologico, il protagonista scopre di essere stato portato in un ospedale per le cure del caso, nonostante i medici non capiscano come possa essere ancora vivo, dato che la pallottola sparata dalla guardia gli ha perforato il cuore da parte a parte. Nonostante questo, il ladro non è ancora a conoscenza del fatto che ora in lui è racchiuso lo spirito del legionario romano, quindi decide incautamente di scappare dall'ospedale per evitare l'arresto, visto che la sua camera è sorvegliata costantemente da due carabinieri, in attesa che si riprendi per poterlo portare davanti ad un giudice per l'inevitabile condanna. Nella rocambolesca fuga però, rischia di rimanere ucciso nuovamente in un incidente stradale, ma lo spirito del legionario si rivela in tutta la sua forza e dopo averlo nuovamente salvato, si rivela allo sfortunato protagonista, che lentamente viene condotto verso la retta via. Dopo qualche prova sul campo, contro piccoli spacciatori di quartiere e qualche ladruncolo, l'ex ladro cambia identità e diviene l'eroico Gladius, in lotta contro la criminalità organizzata e le ingiustizie di un'Italia allo sbando. Il suo costume è una replica di quello usato dai legionari romani, tranne che per i materiali utilizzati, come piastre in kevlar, mentre la spada è la stessa che aveva cercato di rubare all'inizio della sua storia, questa volta però donatagli direttamente dal direttore del museo, dopo essere stato fortuitamente salvato da Gladius ed essere venuto a conoscenza del suo segreto.
90
Il più grande pilota automobilistico italiano dei primi anni del 2000, ha vinto ogni più grande competizione su strada e non, ed è ad un passo per la promozione nella Formula 1. Peccato per il suo carattere scontroso, per il vizio della bottiglia e gli scandali che lo circondano, della moglie sempre maltrattata e tradita e del figlio mai voluto. Il giorno della sua ultima gara prima del passaggio di categoria, il suo più acerrimo rivale lo supera proprio durante l'ultimo giro, la lotta tra i due per la prima posizione si fa sempre più accesa, fino all'ultima curva prima del rettilineo finale, dove il protagonista decide di spingersi fino al limite pur di vincere anche quest'ultima gara. Ma basta un piccolo errore di calcolo della traiettoria e la sua macchina finisce fuori strada, per poi schiantarsi contro il muretto di cinta ad una velocità folle. Per lui non c'è nulla da fare, la macchina numero 90 è completamente distrutta, ed il famosissimo e promettente pilota ha perso la vita proprio il giorno in cui avrebbe dovuto festeggiare il passaggio alla Formula 1. Passano gli anni, suo figlio è cresciuto con l'odio verso quel padre che tutti lodano come il più grande pilota di sempre, ma che in realtà non era altro che un violento ed egocentrico bastardo. Per questo motivo, nonostante la passione per la macchine, il ragazzo preferisce gareggiare in corse clandestine, fare il corriere per lo spaccio delle piccole gang della città e darsi al crimine su strada. Tutto questo pur di non avvicinarsi minimamente a quello che rappresentava il padre per i suoi fan; ma il destino è beffardo, ed io ancora di più. Infatti durante una delle gare del ragazzo, al bordo della strada appare una misteriosa macchina con il numero 90 sulla fiancata. A bordo c'è seduto un uomo completamente vestito di nero, con un casco da pilota a celargli il viso. Una sorta di Stig oscuro, per chi segue Top Gear sa di cosa parlo, che tenta in tutti i modi di bloccare la gara clandestina del ragazzo, fino a farlo andare fuori strada per eliminarlo dalla competizione. Per farla breve, 90 sarebbe perfetta per una mini serie, dove lo spirito redento del padre vorrebbe salvare la vita del figlio, allontanandolo dalle cattive compagnie e aiutandolo a diventare il migliore pilota di sempre. 90 sarebbe un supereroe quasi ad personam, ma comunque un supereroe misterioso, in grado di salvare persone a bordo del suo bolide fantasma. Mi piacerebbe leggere una storia del genere, fatta di sensi di colpa, epicità e velocità estrema. Una redenzione perfetta.
Shinryu - il pugno del drago
La protagonista di questa serie sarebbe una ragazza di origini cinesi, ma nata in Italia e con la passione per la moda ed il design; sogna di divenire una famosa stilista, per questo frequenta una scuola di moda, mentre nel tempo libero aiuta i genitori nel loro piccolo bar. Una sera però, vede il padre tornare a casa coperto di lividi e ferite procurategli come avvertimento da parte della mafia cinese, interessata ad avere una parte dei ricavi del bar in cambio della loro incolumità. Il problema è che la famiglia della protagonista sta facendo grossi sacrifici per poterle mantenere gli studi alla scuola di moda, per questo motivo, non riuscendo a pagare il pizzo alla malavita cinese, il bar viene vandalizzato e dato alle fiamme, mentre il padre viene gambizzato sulla porta di casa. La ragazza allora, decide di ribellarsi e vendicarsi del male subito: fin da piccola, il nonno le ha insegnato le antiche arti marziali cinesi, di cui era un famoso maestro, in modo che mai nessuno le potesse mettere i piedi in testa in nessuna occasione, perché la dignità umana non ha un prezzo. Una volta cucitasi un vestito da supereroina, assume l'identità di Shinryu, il pugno del drago, con lo scopo di sconfiggere e assicurare alla giustizia il clan mafioso che minaccia la sua famiglia. Mi piacerebbe fosse sviluppata come una serie giovanile, dove contrapposto alla parte da supereroina notturna del genere Kung-Fu, ci fosse quella da ragazzina in età scolare, con tutti i vari problemi dovuti alla giovane età e al suo essere cinese in Italia. Una ragazza orientale che vuole vivere all'occidentale, ma che nonostante tutto è legata alle sue tradizioni più di quanto voglia ammetterlo. Due culture contrapposte che danno vita ad una eroina giovane e motivata. Iron-Fist della Marvel vatti a nascondere.
Il Guardiano
Questo è l'unico personaggio a cui ho veramente dedicato del tempo prima di questo post, dato che qualche tempo fa mi venne l'idea di realizzare una fanzine tra amici; poi una cosa tira l'altra e ad ora il progetto è completamente fermo. Comunque: la storia sarebbe ambientata nella mia città (MN) ma in un ipotetico futuro non troppo lontano, dalle atmosfere simil cyberpunk. Palazzoni moderni che spiccano dal centro storico medioevale, luci al neon, pioggia e nebbia chimica tutto l'anno, grazie alle industrie poste alle porte della città che inquinano come se non ci fosse un domani. La maggior parte della popolazione vive nel degrado, mentre l'altra metà rappresenta la medio-alta borghesia cittadina; la criminalità e la disoccupazione sono alle stelle, la giunta comunale è rappresentata da viscidi individui disposti a tutto pur di tenersi stretta la poltrona sotto al culo, mentre le organizzazioni criminali hanno le mani in pasta su tutto il territorio. La storia partirebbe da un gruppetto di teppistelli che rapinano un negozio indisturbati, mentre i passati non fanno nulla per aiutare il negoziante, che terrorizzato invoca aiuto nell'indifferenza più totale. Le forze di polizia ritardano ad arrivare, ed il gruppetto di ladri è nel frattempo già scappato con la refurtiva, ma un'ombra li sta pedinando saltando da un tetto all'altro. Quando si accorgono di essere seguiti è ormai troppo tardi: uno a uno vengono gonfiati di botte dal misterioso inseguitore. Quando l'ultimo dei ladri è disteso a terra dolorante, l'uomo misterioso gli si avvicina e con voce rauca e profonda gli dice: <<Urlalo con quanto fiato hai in corpo, gridalo più forte che puoi, gridalo fino a scuotere le fondamenta di questa città, voglio che tutti sappiano che il Guardiano è tornato!>>. Ma questo vigilante mascherato non sarebbe il vero protagonista della storia, perché tutto girerebbe attorno alla vita di una giovane ragazza, una giornalista della gazzetta on-line della città. Una giovane reporter con la madre malata terminale, la sorella trasferitasi in un'altra città con la famiglia e un grande segreto da custodire: suo padre era l'originale Guardiano, morto in un incendio dodici anni prima, durante lo scontro con il suo più grande nemico. Per questo motivo, alla notizia del ritorno del Guardiano, la ragazza è motivata più che mai a scoprire chi si celi dietro la maschera. Tra criminali di strada, mafiosi, politici corrotti e le solite cose che si sentono ogni giorno al TG, la serie avrebbe uno stile molto noir.
Per il costume del Guardiano avevo in mente un misto tra Darkman e Spider-Man noir, con uno spolverino logoro e pieno di fibbie, un cappello molto largo per i giochi di ombre sul viso, un passamontagna ed un paio di occhiali d'aviatore, un giubbotto antiproiettile e anfibi. Un look che faccia intuire la sua natura molto casereccia, fatto con quello che è riuscito a trovare in giro. Forse un giorno ne saprete di più, forse invece rimarrà sempre nella mia testa. Vedremo.
L'Alieno
Di questo non ho trovato immagini utili a farvi degli esempi, vi basti sapere che sarebbe una sorta di Superman de noantri. Un uomo si sveglia completamente nudo nel bel mezzo del nulla, attorno a lui il terreno sembra essere stato bruciato da una forte esplosione. Non ricorda il suo nome, cosa gli sia successo e come mai si trovi lì, l'unica cosa certa è che non ha impronte digitali, è completamente glabro e non ha nessun segno particolare. Un perfetto John Doe o un Marco Rossi qualunque. Il nostro povero sfortunato pelatone però, continuando a camminare nudo, arriva fino alla periferia di una città, dove attira l'attenzione dei passati che avvertono la polizia di un tipo leggermente sospetto che gira col birillo di fuori. Arrivati sul posto lo portano in centrale per gli accertamenti del caso, ma lungo la strada per il commissariato, assistono ad un incidente dove una ragazza rimane incastrata tra le lamiere della sua macchina in fiamme. Ovviamente, il misterioso nudista si libera dalle manette come fossero di carta e si lancia ad aiutare la ragazza: le fiamme non lo bruciano, le lamiere della macchine si piegano tra le sue mani senza il minimo sforzo, riuscendo così a salvare la ragazza, sotto gli occhi increduli dei poliziotti e della folla accorsa ad assistere all'incidente. Tutti col telefonino in mano a filmare le incredibili gesta di quello che viene subito additato come "l'Alieno", un vero e proprio supereroe dal passato misterioso, senza un'identità se non quel nomignolo datogli dai giornalisti. Lui fugge via volando, non capisce cosa sia, cosa voglia la gente da lui, del perché ogni volta che compie un'azione che vede come scontata, come ad esempio salvare una vita, tutti si stupiscano. C'è chi lo considera il nuovo Messia, chi ha paura di lui, chi crede che sia davvero un alieno e chi ancora crede che si tratti di una trovata pubblicitaria; poi c'è lo Stato, che per conto della NATO lo vuole catturare a tutti i costi. L'unica persona che da lui non vuole nulla se non la sua amicizia è un bambino, cresciuto col mito dei supereroi, vede nell'Alieno il suo sogno divenuto realtà. Con lui può volare, può sentirsi felice e calcolato, visto che i suoi genitori divorziati preferiscono ognuno farsi la propria vita, trascurando i suoi bisogni di bambino. Per lui il misterioso Alieno è non solo un amico, ma pure un padre, un fratello, una famiglia. La storia avrebbe dei momenti davvero toccanti, specialmente quelli che mostrano il legame tra il bambino e il superuomo delle stelle, sempre in lotta contro chi lo vuole usare come cavia per i suoi esperimenti, con una trama di fondo che vedrebbe i vari stati del mondo interessati a catturarlo a tutti i costi. Il costume non ho ben in testa come potrebbe essere, saprebbe tutto di già visto, quindi l'Alieno sarebbe tutto da studiare per bene. Specialmente perché le sue origini potrebbero non essere proprio aliene...
E con questo è tutto, spero che questi miei cinque ipotetici supereroi italiani vi abbiano incuriosito. Magari chissà, magari un giorno non molto lontano, pure dalle nostre parti potremo leggere storie di eroi in calzamaglia in modo serioso.
martedì 26 aprile 2016
Scusate il ritardo
Scusate il ritardo dei miei post, ma con il lavoro ho davvero poco tempo da dedicare al blog, se poi ci mettiamo i week-end in cui ho mille cose da fare, mi risulta davvero difficile trovare il momento per scrivere. Comunque, visto che non ho preparato nulla per voi, facciamo una cosa diversa dal solito: ditemi voi qualcosa, scrivete nei commenti quello che vi passa per la testa, cosa avete o non avete fatto in questi giorni, se siete andati da qualche parte, se avete letto un libro che vi è piaciuto o visto un film interessante. Per scusarmi del disagio vi allego una foto di una bella ragazza, giusto così, per rifarvi gli occhi.
mercoledì 17 febbraio 2016
Pansexual Power
Se bazzicate sul Faccialibro e vi interessano i fumetti ne avrete sicuramente sentito parlare; ieri sul Resto del Carlino e La Nazione è stato pubblicato un articolo molto particolare, un articolo di sfogo personale da parte dell'autore che mi ha lasciato davvero senza parole. Se non l'avete letto questo è il link. L'articolo è incentrato sul film di Deadpool, l'anti-eroe Marvel in uscita domani nelle sale, ma più che sulla pellicola vera e propria, il giornalista si sofferma sull'ambigua sessualità del personaggio: come se fosse un dato rilevante per giudicare il film, come se la trama fosse incentrata sui gusti sessuali di Deadpool. Chiunque sia l'autore, il fatto che l'omosessualità gli dia fastidio lo si evince ad ogni riga; ma non si ferma qui, anzi, chiama a rapporto anche altri personaggi dei fumetti, come Legs Weaver (personaggio Bonelli lesbica dichiarata) chiedendosi cosa pensi di lei il vecchio Tex. A perte il fatto che ho sentito Tex e la cosa non gli dispiace, anzi. Comuqnue: lo so che il tutto è stato scritto appositamente per fare scalpore, cavalcando la scia del successo del film in America, in modo da racimolare qualche visualizzazione o vendere qualche copia in più dei giornali, attirando l'attenzione dei fan di Deadpool. Di cui non faccio parte, sia chiaro. La cosa che mi da veramente fastidio, che mi ha spinto a scrivere questo post, non è tanto l'accusare Deadpool un pansessuale, che lo è, ma il continuo criticare le scelte sessuali della gente a tutti i costi, pure in un articolo che parla del film di un uomo che indossa una tuta in latex. O pelle. Un personaggio dei fumetti che parla agli unicorni, che sculaccia Spider-Man e che viene sodomizzato dalla moglie demone. Ma siamo seri?!? Vi sembra una cosa sensata, prendersela per l'orientamento sessuale di un personaggio fittizio? Magari iniziando pure l'articolo attaccando Sanremo per le fasce arcobaleno indossate dai cantanti (non l'ho visto, tranquilli) concludendolo poi con l'enigmatica frase "...la chiamano eteroflessibilità. Contenti loro", dopo aver scritto di quanti film siano in uscita dove i protagonisti sono degli etero, che però poi non disdegnano pure il proprio sesso. Tutti sono liberi di pensare quello che vogliono, di vivere la propria vita come più gli pare; se domani ho voglia di mangiare un sasso lo faccio, senza che Tizio mi dica di non farlo, perché non è suo diritto, perché se sono una persona a cui piacciono i sassi sono solo affari miei. La libertà di ognuno finisce dove inizia la libertà di un altro. Se a Deadpool piace sia la patata, che il pesce, che qualsiasi cosa respiri, o sia comunque ancora calda, c'è da ricordarsi che lui è il protagonista di un fumetto (negli ultimi tempi pure scadente), quindi è inutile attaccarlo. Come è inutile attaccare chi pansessuale/gay/etero/quello che si appende per i testicoli lo è realmente. Alla fine, cari miei, qualsiasi cosa facciate nella vostra vita privata, riguarda solo voi. Ma questa è un'altra storia, l'importante è capire a quanta gente frega della sessualità di un personaggio dei fumetti. Penso a nessuno. Appunto.
mercoledì 15 luglio 2015
Reboot e remake, ma anche no
Poveri noi...
mercoledì 3 giugno 2015
La Cookie Law e la vaca ad sò madar
Dato che sono sempre l'ultimo a sapere le cose, che il mondo esiste anche oltre questo ammasso di dati chiamato Internet e che di codici javascriptHTMLcheminchianeso non ci capisco assolutamente nulla, ho deciso che se entro una settimana non riesco a sistemare questa cosa chiudo tutto. Fine dei giochi. Mi dispiace molto perché questo blog, nonostante sia nato da appena un anno e mezzo, è per me un luogo in cui dare sfogo alla mia fantasia e mai avrei immaginato di doverci quasi rinunciare per una stupida cosa come la Cookie Law. Colpa mia e della mia incapacità da smanettone del PC, ma pure di una completa disinformazione da parte di Google e soci su come risolvere il problema, che comunque riguarda più loro che me, dato che non ho la minima idea di cosa farmene dei cookie. Detto questo, spero sia solo un arrivederci a presto e non un addio. In tal caso vi ringrazio tutti per essere passati da queste parti.
Zero.
martedì 5 maggio 2015
E se scrivessimo XAGAX?
E se scrivessimo XAGAX? Io e te, che ora stai leggendo questo post. Ma prima di tutto, cosa sarebbe questo XAGAX? Tanto per iniziare sarebbe un progetto che potrebbe nascere dalla collaborazione di tutti; un racconto creato a più mani, con più stili e con una sola premessa: io ci metto la parte iniziale, voi lo continuerete fino ad arrivare al capitolo finale. Ma prima di tutto vi chiarisco le idee su questo progetto.
L'idea mi è venuta quasi per caso, giusto un secondo, come se fosse un miraggio in lontananza. Poi la birra ha fatto il resto. Immaginate una storia che abbatta tutte le barriere dello spazio tempo dove, con le poche linee guida che vi darò, ognuno di voi dovrà immaginarsi e scrivere brevi capitoli che poi verrano collegati tra loro, fino a formare XAGAX. Sembra difficile ma non lo è, non dovrete fare capitoli lunghi, ma brevi e che non vi rubino troppo tempo. Che se lo volete fare deve proprio essere un passatempo, giusto per scrivere due cosette nel tempo libero.
Se siete interessati lasciate un commento qui sotto, altrimenti XAGAX torna da dov'è venuto e non ne sentirete più parlare.
Ah, prima di concludere: a tutti quelli interessati, chiedo il favore di scrivere nel commento anche una brevissima biografia di un personaggio ideato da voi per XAGAX. Ricordate, potete creare qualsiasi cosa, può essere una persona normale, come un antico guerriero o come un astronauta nello spazio. Non ci sono limiti alla fantasia e XAGAX potrebbe esserne la prova definitiva. Vi darò maggiori dettagli solo nel caso ci siano abbastanza persone interessate, altrimenti grazie lo stesso per l'attenzione.
mercoledì 18 marzo 2015
L'armata dei giappominchia
Inizio precisando che questo post potrebbe infastidire qualcuno tra di voi quindi, chiunque possa sentirsi chiamato in causa è pregato di passare oltre, evitando di scrivere il mio nome sul proprio Death Note o di minacciarmi con tecniche ninja o pugni gum gum. Grazie.
Tutti noi, in un modo o nell'altro, siamo stati giappominchia. O almeno, quasi tutti quelli che abbiano iniziato a leggere manga negli ultimi dieci anni, o seguito un anime in TV o subbato in streaming, ha pensato almeno una volta: "Quanto è bello il Giappone". Sì, è vero, il Giappone è un paese pieno di fascino, dove la tradizione si mescola con il futuro; dove i personaggi dei manga o dei videogiochi sono i testimonial di ogni sorta di prodotto, dove i treni non sono imbrattati da scritte fatte da graffitari falliti, ma sono ricoperti con le immagini dei protagonisti dell'anime o la sexy vocaloid del momento. Più che un luogo fisico, il Giappone è il sogno bagnato di milioni di nerd. Me compreso, se non fosse che a tutto c'è un limite. Perché quando parlo di giappominchia, non mi riferisco a chi venderebbe un rene per comprarsi un Gundam Super Mega Perfect Grade (eccomi), ma più nello specifico mi riferisco a tutti coloro che considerano il Giappone come l'Eden dove tutto è perfetto, dove credono che la gente viva leggendo Tokyo Ghoul o che trasmettano solo ed esclusivamente anime dalla mattina alla sera, un posto dove chiunque si definisca otaku sia considerato migliore degli altri, come se fosse uno status quo farsi le pippe sugli hentai.
Ma chi sono veramente i giappominchia? Sono tutte quelle persone, di qualsiasi età e sesso, che si autodefiniscono otaku, non sapendo che in Giappone sia un modo dispregiativo per indicare un disadattato sociale o maniaco. Ma non solo, un vero giappominchia rabbrividisce ogni volta che qualcuno pronuncia la parola cartone animato, riferendosi a Dragon Ball o Naruto. E guai a toccargli One Piece, dato che Oda, il disegnatore e ideatore della serie è venerato come se fosse una vera e propria divinità. Per non parlare dell'accostamento manga-fumetto. Una vera e propria blasfemia punibile con la morte. Il manga è considerato un prodotto totalmente differente da un fumetto, sia per contenuti che per profondità delle storie. Quindi voi che leggete le storie di Alan Moore, Gaiman, Ennis e compagnia cantante, sappiate che state leggendo cose per bambini. Mi dispiace ma Hellblazer, Crossed e Watchmen non sono abbastanza maturi, meglio un manga qualsiasi con protagonista un ragazzino emo e una super topa con le tettone.
Con questo non voglio assolutamente dire che non ci siano prodotti di qualità tra i manga, anzi, maestri come Matsumoto, Miura, Tezuka, Inoue e tanti altri hanno dato vita ad opere importantissime, che purtroppo questi giappominchia non sanno neppure che esistano. Provate a chiedere cosa ne pensano di Real o di Berserk. Chiedetegli se hanno mai visto Akira o Rocky Joe. Nel più dei casi vi risponderanno in malo modo, maledicendovi in un finto giapponese imparato su internet. Altra caratteristica tipica dei giappominchia è l'assoluta convinzione di essere dei veri esperti sulla cultura giapponese: cultura imparata leggendo i manga, ovviamente. Un vero giappominchia inoltre, mangia sushi almeno una volta a settimana -al ristorante cinese sotto casa- mentre gli altri giorni si nutre di ramen istantaneo di dubbia qualità. E non dimentichiamoci di quanto odiano profondamente il paese/città/regione/stato/continente in cui vivono, asserendo che è tutto troppo poco kawaii, troppo poco otaku e che la gente non capisce la differenza tra un anime e un cartone animato. E come ho scritto poco più in alto, l'età di questi individui varia dagli adolescenti fino a gente oltre i vent'anni. Molto oltre i vent'anni.
I Giappominchia hanno una visione distorta della realtà giapponese, totalmente sbagliata e basata solo su stereotipi. Hanno ragione sul dire che il Giappone sia un luogo unico al mondo, ma non è tutto fiori di ciliegio e pettinature al limite dell'indecente; pure in quella terra esotica, arcadia di questi fantomatici otaku, ci sono piccoli e grandi problemi: come l'alto tasso di suicidi, dovuti dallo stress e dai ritmi lavorativi frustranti; l'incidente di Fukushima, dove ancora oggi dopo quattro anni dallo tsunami, la situazione è rimasta per lo più invariata e le migliaia di persone che abitavano prima la zona non possono farci ritorno per via dell'alta radioattività. Gli hikikomori, ragazzi che rifiutono la vita sociale richiudendosi nella propria stanza e facendosi mantenere dai genitori arrivando anche ad essere violenti. Per non parlare della scuola giapponese, dove ogni forma di individualismo viene preclusa e dove agli studenti viene negato di perseguire i propri interessi. Tutti questi problemi un giappominchia non li conosce, nonostante nei suoi adorati manga i personaggi siano ricalcati su queste realtà. Ma purtroppo ad un occhio occidentale, quel simpatico reietto della società che si diletta con un cuscino con sopra stampata una ragazza seminuda, fa ridere e anche un po' tenerezza, mentre dovrebbe far pensare a quanto possa essere turbato psicologicamente un individuo del genere.
Ora basta però, che sento già la folla di cosplayer di Bleach sotto la finestra che vuole la mia testa.
Tutti noi, in un modo o nell'altro, siamo stati giappominchia. O almeno, quasi tutti quelli che abbiano iniziato a leggere manga negli ultimi dieci anni, o seguito un anime in TV o subbato in streaming, ha pensato almeno una volta: "Quanto è bello il Giappone". Sì, è vero, il Giappone è un paese pieno di fascino, dove la tradizione si mescola con il futuro; dove i personaggi dei manga o dei videogiochi sono i testimonial di ogni sorta di prodotto, dove i treni non sono imbrattati da scritte fatte da graffitari falliti, ma sono ricoperti con le immagini dei protagonisti dell'anime o la sexy vocaloid del momento. Più che un luogo fisico, il Giappone è il sogno bagnato di milioni di nerd. Me compreso, se non fosse che a tutto c'è un limite. Perché quando parlo di giappominchia, non mi riferisco a chi venderebbe un rene per comprarsi un Gundam Super Mega Perfect Grade (eccomi), ma più nello specifico mi riferisco a tutti coloro che considerano il Giappone come l'Eden dove tutto è perfetto, dove credono che la gente viva leggendo Tokyo Ghoul o che trasmettano solo ed esclusivamente anime dalla mattina alla sera, un posto dove chiunque si definisca otaku sia considerato migliore degli altri, come se fosse uno status quo farsi le pippe sugli hentai.
Con questo non voglio assolutamente dire che non ci siano prodotti di qualità tra i manga, anzi, maestri come Matsumoto, Miura, Tezuka, Inoue e tanti altri hanno dato vita ad opere importantissime, che purtroppo questi giappominchia non sanno neppure che esistano. Provate a chiedere cosa ne pensano di Real o di Berserk. Chiedetegli se hanno mai visto Akira o Rocky Joe. Nel più dei casi vi risponderanno in malo modo, maledicendovi in un finto giapponese imparato su internet. Altra caratteristica tipica dei giappominchia è l'assoluta convinzione di essere dei veri esperti sulla cultura giapponese: cultura imparata leggendo i manga, ovviamente. Un vero giappominchia inoltre, mangia sushi almeno una volta a settimana -al ristorante cinese sotto casa- mentre gli altri giorni si nutre di ramen istantaneo di dubbia qualità. E non dimentichiamoci di quanto odiano profondamente il paese/città/regione/stato/continente in cui vivono, asserendo che è tutto troppo poco kawaii, troppo poco otaku e che la gente non capisce la differenza tra un anime e un cartone animato. E come ho scritto poco più in alto, l'età di questi individui varia dagli adolescenti fino a gente oltre i vent'anni. Molto oltre i vent'anni.
I Giappominchia hanno una visione distorta della realtà giapponese, totalmente sbagliata e basata solo su stereotipi. Hanno ragione sul dire che il Giappone sia un luogo unico al mondo, ma non è tutto fiori di ciliegio e pettinature al limite dell'indecente; pure in quella terra esotica, arcadia di questi fantomatici otaku, ci sono piccoli e grandi problemi: come l'alto tasso di suicidi, dovuti dallo stress e dai ritmi lavorativi frustranti; l'incidente di Fukushima, dove ancora oggi dopo quattro anni dallo tsunami, la situazione è rimasta per lo più invariata e le migliaia di persone che abitavano prima la zona non possono farci ritorno per via dell'alta radioattività. Gli hikikomori, ragazzi che rifiutono la vita sociale richiudendosi nella propria stanza e facendosi mantenere dai genitori arrivando anche ad essere violenti. Per non parlare della scuola giapponese, dove ogni forma di individualismo viene preclusa e dove agli studenti viene negato di perseguire i propri interessi. Tutti questi problemi un giappominchia non li conosce, nonostante nei suoi adorati manga i personaggi siano ricalcati su queste realtà. Ma purtroppo ad un occhio occidentale, quel simpatico reietto della società che si diletta con un cuscino con sopra stampata una ragazza seminuda, fa ridere e anche un po' tenerezza, mentre dovrebbe far pensare a quanto possa essere turbato psicologicamente un individuo del genere.
Ora basta però, che sento già la folla di cosplayer di Bleach sotto la finestra che vuole la mia testa.
mercoledì 21 gennaio 2015
Una vita videoludica
In principio fu Rastan, o almeno credo. Perché sapete anche voi che i primi anni sono avvolti da una coltre di mistero, ricordi offuscati e sbiaditi dal tempo. E potrebbe pure darsi che mi sbagli, e che invece di un guerriero barbaro ero uno stregone durante un Solstizio; ma subito dopo ecco che i ricordi tornano nitidi e rimembro di quei pomeriggi passati a saltare in testa a funghi e tartarughe, alla disperata ricerca di quella maledetta principessa rapita dal drago e portata in cima ad un castello platformico e bastardissimo. Passò poco tempo, e della principessa Pesca e del suo rapitore sputafiamme me ne sbattei altamente: ero troppo preso dall'avvento del 3D, quindi mi misi alla guida di bolidi costosissimi e partii per i circuiti internazionali del Grand Turismo. Poi all'improvviso, non potei fare a meno di partire all'avventura accompagnato dalla bella e letale Lara Croft; con lei ho risolto enigmi e trovato tesori nascosti, tutto sembrava andare per il verso giusto, fino a quando non fui mandato su Marte per affrontare una legione di demoni. DOOM.
Una volta tornato sulla Terra, conobbi un draghetto che non sapeva volare e un Bandicoot. Con loro due mi sono divertito molto, purtroppo però, venni richiamato alle armi e dovetti arruolarmi nei SeeD, dove imparai ad evocare i potenti Ifrit e Shiva. Cosa che mi è tornata utile più volte per affrontare i nemici più forti e per salire di livello; un po' come l'allenamento che ho fatto fare ai miei Pokémon per riuscire a diventare il campione della Lega. Ma tutto questo non mi bastava, volevo osare ancora di più, dovevo infiltrarmi di nascosto nella base nemica e colpirli dall'interno: dovevo distruggere la loro arma definitiva, il Metal Gear.
Passano gli anni, io cresco e dopo aver salvato il mondo per l'ennesima volta dalla distruzione per mano di Sin ed aver evocato per l'ultima volta Ifrit e Shiva, decido di partire per il fronte ed aruolarmi negli ISA, per fronteggiare l'avanzata degli Helghast. Tornato a casa trovo ad aspettarmi Paperino e Pippo, che mi dicono che il Re è scomparso e che gli Heartless vogliono impadronirsi del cuore dei mondi. E io mica potevo rifiutare e dirgli di no. Sono quindi partito, armato solo di una chiave, per ritrovare il Re. Lungo il cammino però, mi sono imbattuto nel demone Mundos e in mio fratello Virgil, che mi hanno trascinato letteralmente all'inferno. Un'esperienza da brividi, ma mai quanto a quella passata per le strade di Silent Hill. In quella cittadina ho conosciuto il vero significato di paura.
Qualche anno più tardi, dopo essere stato a girovagare per San Andreas, passai le vacanze estive con Tony Hawk e la sua banda di Skaters, mentre d'inverno andavo giù in picchiata con il mio snowboard sulle piste di SSX. Nel frattempo mi diedi pure delle arie sfasciando le macchine in incidenti epocali e facendo Burnout, prima di essere rinchiuso nel Vault 106. Quando finalmente riuscii a scappare, mi ritrovai in un mondo post-apocalittico, che esplorai in lungo e in largo, fino alla città di New Vegas. In seguito scoprii d'essere un Sangue di Drago e trascorsi molto tempo per le gelide lande di Skyrim, dove imparai a combattere come i veri uomini e a non temere l'oscurità dei dungeon.
Ed ora dove sono? Cosa sto facendo? Non lo so con certezza, sono diventato un nostalgico e sono andato ad Hyrule più volte per salvare una principessa, ma non quella Pesca, anche se i loro destini sono per certi versi simili. Ora per passare il tempo guido pure le astronavi contro flotte infinite di nemici, in un turbinio di luci psichedeliche e melodie martellanti. Ho fatto amicizia con vecchie leggende del passato, che per troppo tempo ho bistrattato ingiustamente; ed ora sono pronto, posso ricominciare a viaggiare di mondo in mondo, accompagnato dagli amici di una vita. Una vita videoludica.
Una volta tornato sulla Terra, conobbi un draghetto che non sapeva volare e un Bandicoot. Con loro due mi sono divertito molto, purtroppo però, venni richiamato alle armi e dovetti arruolarmi nei SeeD, dove imparai ad evocare i potenti Ifrit e Shiva. Cosa che mi è tornata utile più volte per affrontare i nemici più forti e per salire di livello; un po' come l'allenamento che ho fatto fare ai miei Pokémon per riuscire a diventare il campione della Lega. Ma tutto questo non mi bastava, volevo osare ancora di più, dovevo infiltrarmi di nascosto nella base nemica e colpirli dall'interno: dovevo distruggere la loro arma definitiva, il Metal Gear.
Passano gli anni, io cresco e dopo aver salvato il mondo per l'ennesima volta dalla distruzione per mano di Sin ed aver evocato per l'ultima volta Ifrit e Shiva, decido di partire per il fronte ed aruolarmi negli ISA, per fronteggiare l'avanzata degli Helghast. Tornato a casa trovo ad aspettarmi Paperino e Pippo, che mi dicono che il Re è scomparso e che gli Heartless vogliono impadronirsi del cuore dei mondi. E io mica potevo rifiutare e dirgli di no. Sono quindi partito, armato solo di una chiave, per ritrovare il Re. Lungo il cammino però, mi sono imbattuto nel demone Mundos e in mio fratello Virgil, che mi hanno trascinato letteralmente all'inferno. Un'esperienza da brividi, ma mai quanto a quella passata per le strade di Silent Hill. In quella cittadina ho conosciuto il vero significato di paura.
Qualche anno più tardi, dopo essere stato a girovagare per San Andreas, passai le vacanze estive con Tony Hawk e la sua banda di Skaters, mentre d'inverno andavo giù in picchiata con il mio snowboard sulle piste di SSX. Nel frattempo mi diedi pure delle arie sfasciando le macchine in incidenti epocali e facendo Burnout, prima di essere rinchiuso nel Vault 106. Quando finalmente riuscii a scappare, mi ritrovai in un mondo post-apocalittico, che esplorai in lungo e in largo, fino alla città di New Vegas. In seguito scoprii d'essere un Sangue di Drago e trascorsi molto tempo per le gelide lande di Skyrim, dove imparai a combattere come i veri uomini e a non temere l'oscurità dei dungeon.
Ed ora dove sono? Cosa sto facendo? Non lo so con certezza, sono diventato un nostalgico e sono andato ad Hyrule più volte per salvare una principessa, ma non quella Pesca, anche se i loro destini sono per certi versi simili. Ora per passare il tempo guido pure le astronavi contro flotte infinite di nemici, in un turbinio di luci psichedeliche e melodie martellanti. Ho fatto amicizia con vecchie leggende del passato, che per troppo tempo ho bistrattato ingiustamente; ed ora sono pronto, posso ricominciare a viaggiare di mondo in mondo, accompagnato dagli amici di una vita. Una vita videoludica.
lunedì 22 dicembre 2014
Un Natale amaro
Ogni anno è sempre peggio. Dov'è finita la magica atmosfera natalizia? Dov'è finita quella gioia che si provava in questi giorni? Ma soprattutto: dove min*#ia è finita la mia voglia di Natale?!?
Sono anni che non provo più nulla verso questa festa, che tanto mi ha saputo dare durante l'infanzia e l'età adolescenziale, ma che ora è divenuta quasi un peso insopportabile. Qualcosa si è rotto in me, quella sensazione che provavo durante le feste si è affievolita con il passare del tempo, lasciando solo un grande vuoto e una grande malinconia. Sono lontani i tempi in cui il buon Babbo Natale mi portava dei cazz#*issimi doni sotto l'albero, come sono lontani pure i momenti di felicità legati alle vacanze natalizie. Tutto è finito, inghiottito da un mostro nero chiamato Crescita. Ora osservo il mondo che mi circonda e vedo che nonostante sia quasi Natale, tutto sta andando comunque in malora, e che alla gente, in fin dei conti, frega una fava dei canditi e della settimana bianca. Perché ora c'è l'incubo della crisi, questa parola che fa tanta paura e che toglie la voglia di vivere a tante, troppe persone. Non è assolutamente come nelle pubblicità, dove si vedono famiglie felici che cantano con gioia vecchi slogan, la realtà è assai diversa: abbiamo famiglie che non arrivano a fine mese, che fanno sacrifici enormi per riuscire a fare un regalo ai figli, in quella che ormai è divenuta una festa consumistica e che ha perso il suo vero significato. Quella voglia di festeggiare è sparita da tempo e credo che per un po' non tornerà.
P.S. Caro Babbo Natale, se anche quest'anno non mi fai trovare Scarlett Johansson sotto l'albero, giuro che ti faccio bruciare la slitta da degli amici miei, quelli che hai messo nella lista dei cattivi tanto tempo fa e che vorrebbero molto parlarti faccia a faccia.
Sono anni che non provo più nulla verso questa festa, che tanto mi ha saputo dare durante l'infanzia e l'età adolescenziale, ma che ora è divenuta quasi un peso insopportabile. Qualcosa si è rotto in me, quella sensazione che provavo durante le feste si è affievolita con il passare del tempo, lasciando solo un grande vuoto e una grande malinconia. Sono lontani i tempi in cui il buon Babbo Natale mi portava dei cazz#*issimi doni sotto l'albero, come sono lontani pure i momenti di felicità legati alle vacanze natalizie. Tutto è finito, inghiottito da un mostro nero chiamato Crescita. Ora osservo il mondo che mi circonda e vedo che nonostante sia quasi Natale, tutto sta andando comunque in malora, e che alla gente, in fin dei conti, frega una fava dei canditi e della settimana bianca. Perché ora c'è l'incubo della crisi, questa parola che fa tanta paura e che toglie la voglia di vivere a tante, troppe persone. Non è assolutamente come nelle pubblicità, dove si vedono famiglie felici che cantano con gioia vecchi slogan, la realtà è assai diversa: abbiamo famiglie che non arrivano a fine mese, che fanno sacrifici enormi per riuscire a fare un regalo ai figli, in quella che ormai è divenuta una festa consumistica e che ha perso il suo vero significato. Quella voglia di festeggiare è sparita da tempo e credo che per un po' non tornerà.
P.S. Caro Babbo Natale, se anche quest'anno non mi fai trovare Scarlett Johansson sotto l'albero, giuro che ti faccio bruciare la slitta da degli amici miei, quelli che hai messo nella lista dei cattivi tanto tempo fa e che vorrebbero molto parlarti faccia a faccia.
martedì 14 ottobre 2014
Voglio un nuovo fumetto (italiano)
Non farò nomi e non farò pubblicità. Non vi dirò cosa leggere e cosa invece evitare come la peste, non è giusto e nemmeno corretto verso tutti quelli che con il fumetto ci vivono. La mia non prendetela come una critica ma come un libero pensiero, giusto per poter dire la mia su quello che leggo o che vorrei leggere. Il fumetto è una forma d'arte; non è fatto di soli disegni, è l'idea di base il cuore dell'opera, la storia che ci viene raccontata pagina dopo pagina e che ci tiene incollati al volume fino alla fine: ci fanno sognare e ci fanno divertire, ci fanno riflettere e magari ci lasciano pure qualcosa dentro.
Troppe volte si prende un fumetto senza neppure sapere chi lo abbia scritto e disegnato, come se fosse un semplice prodotto privo di anima e costruito su misura da una macchina senza nome. Ma parlo ovviamente di quelli mainstream, quelli che non importa chi li disegni o che storia ci sia dentro, l'importante è che ogni mese se ne legga un nuovo numero. Quasi per moda, quasi perché lo leggono tutti e io chi sono, l'ultimo degli stronzi? Probabilmente sì.
Mi sono rotto i didimi di leggere le solite boiate americane, dove ogni storia è più banale di un film di Neri Parenti, dove sai già che ogni personaggio a cui viene fatto il funerale tempo massimo qualche mese e ritorna in vita, magari con una nuova testata tutta sua. Mi sono stufato di leggere le solite banalità scritte da recensori che inneggiano ad "un nuovo cambiamento radicale della serie", per poi ritrovarmi tra le mani le stesse cose di prima ma scritte da gente nuova. Sono stufo pure di comprare fumetti disegnati in modo anonimo e privo di stile da disegnatori con trenta lauree alla scuola delcopia e ricalca fumetto: dove sono finiti i "veri" artisti? Mai nessuno che abbia uno stile inconfondibile e a cui piaccia sperimentare e provare nuove tecniche? Sicuramente la colpa di tutto questo non è imputabile a loro, perché comunque è gente che lavora per vivere e non c'è motivo di criticare il lavoro altrui, la vera colpa è delle scelte degli editor. Sono loro il vero problema del fumetto in generale, sono loro che decidono cosa va bene e cosa no, preferendo un prodotto anonimo ma con un nome che tira, piuttosto che a qualcosa di nuovo e più azzardato e dal successo incerto.
Nessuno di noi farebbe il passo più lungo della gamba e lo sanno tutti che la crisi c'è pure nel settore del fumetto, non solo monetaria ma pure di lettori. La gente legge sempre meno, giusto una toccata e fuga mentre si è in riunione di gabinetto o dal medico e nella quasi totalità dei casi su dispositivi mobile. C'è crisi di lettori e c'è crisi del prodotto, tanta roba scadente divenuta di culto e poca roba buona (stile tossici del parchetto) che passa sottobanco tra i più arditi in un silenzio tombale.
E cosa fare, se fa più notizia un rumor sulla solita "MAXI SAGA DELL'ANNO" piuttosto che il primo volume di una serie nuova scritta e disegnata da giovani artisti emergenti e di talento, che finisce dritta nel dimenticatoio, a volte purtroppo stroncando sul nascere un possibile successo editoriale e un possibile nuovo cult? Forse basterebbe una semplice lettera agli editori con scritto ciò che ci piacerebbe leggere, cosa cambieremmo e magari instaurare un rapporto più "amichevole" e meno distaccato tra loro e noi, fargli capire dove sbagliano e se sbagliano e che non ci basta più il nome dell'albo stampato in copertina per attirarci ma che vogliamo pure della sostanza. Loro sono produttori e noi consumatori, ma sarebbe ora di dire basta alle prese per il rotondità adiposa posta tra la coscia ed il busto e di decidere noi, pochi sopravissuti amanti della carta stampata e delle nuvolette onomatopeiche cosa vogliamo realmente leggere; smettere di comprare fumetti ne decreterebbe la graduale scomparsa, per questo motivo NON possiamo smettere, facendo di noi stessi gli ultimi baluardi di questa passione. Dovremmo smetterla d'essere lettori passivi e silenziosi; potrebbe bastare poco per ridare linfa al settore fumettistico italiano, dovremmo smetterla di considerarlo un prodotto inferiore a quello americano o giapponese o di dove volete voi: perché siamo noi il fumetto italiano, siamo noi che dovremmo dargli voce.
Troppe volte si prende un fumetto senza neppure sapere chi lo abbia scritto e disegnato, come se fosse un semplice prodotto privo di anima e costruito su misura da una macchina senza nome. Ma parlo ovviamente di quelli mainstream, quelli che non importa chi li disegni o che storia ci sia dentro, l'importante è che ogni mese se ne legga un nuovo numero. Quasi per moda, quasi perché lo leggono tutti e io chi sono, l'ultimo degli stronzi? Probabilmente sì.
Mi sono rotto i didimi di leggere le solite boiate americane, dove ogni storia è più banale di un film di Neri Parenti, dove sai già che ogni personaggio a cui viene fatto il funerale tempo massimo qualche mese e ritorna in vita, magari con una nuova testata tutta sua. Mi sono stufato di leggere le solite banalità scritte da recensori che inneggiano ad "un nuovo cambiamento radicale della serie", per poi ritrovarmi tra le mani le stesse cose di prima ma scritte da gente nuova. Sono stufo pure di comprare fumetti disegnati in modo anonimo e privo di stile da disegnatori con trenta lauree alla scuola del
Nessuno di noi farebbe il passo più lungo della gamba e lo sanno tutti che la crisi c'è pure nel settore del fumetto, non solo monetaria ma pure di lettori. La gente legge sempre meno, giusto una toccata e fuga mentre si è in riunione di gabinetto o dal medico e nella quasi totalità dei casi su dispositivi mobile. C'è crisi di lettori e c'è crisi del prodotto, tanta roba scadente divenuta di culto e poca roba buona (stile tossici del parchetto) che passa sottobanco tra i più arditi in un silenzio tombale.
E cosa fare, se fa più notizia un rumor sulla solita "MAXI SAGA DELL'ANNO" piuttosto che il primo volume di una serie nuova scritta e disegnata da giovani artisti emergenti e di talento, che finisce dritta nel dimenticatoio, a volte purtroppo stroncando sul nascere un possibile successo editoriale e un possibile nuovo cult? Forse basterebbe una semplice lettera agli editori con scritto ciò che ci piacerebbe leggere, cosa cambieremmo e magari instaurare un rapporto più "amichevole" e meno distaccato tra loro e noi, fargli capire dove sbagliano e se sbagliano e che non ci basta più il nome dell'albo stampato in copertina per attirarci ma che vogliamo pure della sostanza. Loro sono produttori e noi consumatori, ma sarebbe ora di dire basta alle prese per il rotondità adiposa posta tra la coscia ed il busto e di decidere noi, pochi sopravissuti amanti della carta stampata e delle nuvolette onomatopeiche cosa vogliamo realmente leggere; smettere di comprare fumetti ne decreterebbe la graduale scomparsa, per questo motivo NON possiamo smettere, facendo di noi stessi gli ultimi baluardi di questa passione. Dovremmo smetterla d'essere lettori passivi e silenziosi; potrebbe bastare poco per ridare linfa al settore fumettistico italiano, dovremmo smetterla di considerarlo un prodotto inferiore a quello americano o giapponese o di dove volete voi: perché siamo noi il fumetto italiano, siamo noi che dovremmo dargli voce.
martedì 9 settembre 2014
I videogiochi che farei
Se c'è una cosa che mi sarebbe sempre piaciuto fare, oltre a fare il sostituto di Rocco o di Franco, è quello di ideare e creare videogiochi. Sì, lo so che ci sono i programmi appositi e volendo potrei crearli, ma non ci capisco una mazza di programmazione e dopo vari tentativi ho lasciato perdere. Quindi tutti quei progetti mai realizzati, sono sempre rimasti sigillati nella mia mente; fino ad oggi almeno.
Perché ora voglio condividere con voi quello che avrei voluto farvi giocare. Questo post è una piccola parte di tutto ciò che avrei voluto tanto creare: perciò armatevi di tanta immaginazione e fatevi un viaggio nella mia Mente.
Perché ora voglio condividere con voi quello che avrei voluto farvi giocare. Questo post è una piccola parte di tutto ciò che avrei voluto tanto creare: perciò armatevi di tanta immaginazione e fatevi un viaggio nella mia Mente.
White Noise
Piattaforma ideale: Nintendo 3DS
Genere:Survival Horror/ Sci-Fi
Trama:
A metà strada tra il film La Cosa e Alien, ambientato nell'anno 2102 a bordo di una nave cargo spaziale di ritorno sulla Terra con il suo carico di minerali. La protagonista è una semplice operaia per l'estrazione di tali minerali sul suolo di un qualche pianeta senza nome di proprietà di una gigacorporazione mineraria. Manca poco più di una settimana per l'arrivo nei pressi della base orbitale in cui si daranno il cambio con altri "minatori", quando all'improvviso sulla loro rotta si apre uno squarcio nella materia e loro sono costretti a fermare la nave e allontanarsi al più presto da quella sorta di buco nero. Quello che non sanno è che una forma di vita parassitaria (la descrivo dopo) uscita dallo squarcio, si è ancorata alla nave e velocemente riesce a crearsi un varco nello scafo e ad entrare. Da quel momento sarà il delirio; all'inizio due nostri colleghi andranno a riparare lo scafo, mentre noi dovremo attraversare stretti passaggi scuri e controllare che "il meteorite" non abbia fatto danni all'interno della nave. Tutto rigorosamente con la luce d'emergenza rossa e il suono frastornante dell'allarme che ci manderranno in paranoia. Inutile dire che uno dei colleghi sparirà e che dovremo andare a cercarlo, attraversando zone rimaste senza energia e con la sola luce di una torcia che con il passare delle ore si scaricherà. E nell'oscurità alle nostre spalle c'è lui: il parassita alieno.
Non potremo difenderci da lui, non avremo armi se non il nostro cervello e dovremo cercare di aiutare e farci aiutare dai nostri colleghi sulla nave per riuscire a sopravvivere nei 5 giorni/capitoli in cui si propaga il gioco. Più passa il tempo e più lui mieterà vittime, mentre noi attendiamo l'arrivo della squadra di soccorso inermi.
Caratteristiche:
- Il gioco sarebbe stato in 2D sullo stile di Metroid ma senza le fasi platform.
- La protagonista non avrebbe avuto nessun'arma per difendersi e si sarebbe dovuto usare solo la logica per sopravvivere nella bucolica astronave per 5 giorni, cercando di mantenere in vita più gente possibile.
- Ogni giorno che sarebbe passato, avrebbe aumentato la difficoltà per via dell'affaticamento e del deperimento del personaggio. Il quinto giorno senza mangiare non avrebbe saputo correre e avrebbe rischiato più volte di finire dilaniata dalla creatura.
- La creatura avrebbe avuto una forma non ben definita, come una sorta di groviglio tentacolare spettrale nero con la capacità di manipolare i corpi delle sue vittime fondendosi a loro e diventando una sorta di centauro formato da tentacoli viscidi neri. Ovviamente il tutto in modo sanguinolento e macabro.
- Sarebbe finito con il sacrifico finale della protagonista mentre sono in orbita nello spazio lei e la creatura, mentre la nave cargo ormai fuori controllo attraversa lo squarcio e sparisce per sempre.
- Una volta finito il gioco, ci sarebbe stato un capitolo segreto in cui avremmo visto uno scienziato a bordo di una base orbitale che riceve i dati ricavati dalla nostra avventura e prende nota che lo squarcio si è richiuso ma avverte i suoi superiori che non passerà troppo tempo prima che si verifichi ancora e che molto probabilmente è dovuto a un possibile collassamento di una dimensione parallela alla nostra.
- Finito il capitolo finale, si vedrebbe il nostro cadavere nello spazio ormai divenuto tutt'uno con il parassita che fluttua nell'oscurità, mentre non molto distante da noi ci sarebbe stata la nave dei soccorsi in procinto di recuperarci.
Modular Sword
Piattaforma ideale: PlayStation Vita (?)
Genere: Shoot'em up in 3D
Trama:
In un futuro non troppo lontano dal nostro presente, all'improvviso dal cielo precipita una creatura gigantesca, che semina morte e distruzione per mezzo mondo, prima di essere neutralizzata grazie alla coalizione tra le varie nazioni: ma purtroppo è solo l'inizio. Nel giro di poco tempo ne vengono trovati altri in orbita vicino alla Terra e la gente entra nel panico, iniziano a dargli un nome: Behemuth, come la colossale bestia infernale biblica. Questi Behemuth sono a loro volta divisi in categoria a seconda delle propria forma, così che il primo apparso sia denominato Unicorn per via del grosso corno posto sul muso, mentre una versione più grossa e con le ali sia chiamata Wivern. Nel giro di qualche anno l'umanità è costretta a subire numerosi attacchi da parte di queste colossali bestie provenienti dallo spazio, fino a quando con gli sforzi congiunti dei migliori tecnici e scienziati del mondo vengono creati dei veicoli simili ad aerei militari chiamati Modular Sword o abbreviato ModSword. La particolarità di questi veicoli è la capacità di modularsi in diverse combinazioni di forma a seconda dell'esigenza, ad esempio la forma base è veloce e può sparare colpi poco precisi ma con tutto l'arsenale, mentre la forma specifica per sparare è molto lenta e non è in grado di schivare gli attacchi nemici, ma ogni colpo è più potente e preciso. Infine la modalità Sword, che rallenta il veicolo e usa molta energia per creare un fascio di luce laser attorno alla fusoliera, in grado di spaccare la corazza di qualsiasi Behemuth. Il protagonista sarebbe stato un ragazzo giapponese che ha visto morire la sua famiglia durante il primo attacco e che vuole diventare pilota di ModSword per dare il suo contributo alla lotta contro questi mostri. Mi sarebbe piaciuto che prima e dopo ogni missioni ci fossero stati dei filmati che avrebbero raccontato la storia di questo ragazzo, i suoi problemi e i litigi con la squadra con cui vola, mettendo in evidenza i sentimenti e non relegando il tutto ad un semplice spara-spara.
Caratteristiche:
- I Behemuth hanno una forma serpentina, sono di proporzioni sempre maggiori e ricoperti da quello che sembra un esoscheletro d'ossa. Alcuni hanno la capacità di espellere delle spore che non sono altro che mini Behemuth.
![]() |
| L'unica cosa rimasta del progetto è lo schizzo dell'Unicorn. |
- Il gioco si sarebbe distaccato molto dai normali shoot'em up, caratterizzati da centinaia di nemici da sconfiggere, poiché le missioni avrebbe consistito nell'abbattimento di un solo Behemuth o al massimo due, viste le dimensioni colossali e il tempo impiegato per abbatterli.
- Ogni tipologia di Behemuth avrebbe richiesto delle specifiche strategie per essere abbattuto o allontanato dalla sua traiettoria verso la Terra, dato che la maggior parte delle missioni sarebbe avvenuta nello spazio.
- Oltre alle missioni contro i Behemuth, ci sarebbero state anche missioni di soccorso o recuperamento di dati sui Behemuth. Giusto per diversificare un po' le cose.
- Il gioco in modalità multiplayer sarebbe consistito in missioni di gruppo contro tipologie di Behemuth, non presenti nella modalità storia e molto più difficoltosi da uccidere. Con graduatoria online dei migliori gruppi di piloti.
- Durante la storia, il protagonista avrebbe guidato più versioni di ModSword sempre più avanzate e potenti.
- Usando per troppo tempo la modalità Sword, si sarebbe consumata la barra d'energia della nave, finita quella il veicolo sarebbe andato in modalità critica e non avremmo più potuto usare altre modalità oltre a quella base, rischiando il Game Over.
- Le prime missioni di gioco si sarebbero svolte in un simulatore della scuola per piloti.
- L'ultima missione avrebbe portato il giocatore a scontrarsi contro un Behemuth lungo centinaia di chilometri, aiutato dall'intera flotta terrestre. Nonostante ciò, una volta sconfitto si sarebbe scoperto che a pochi anni luce di distanza della Terra, una gigantesca massa è in avvicinamento: è la creatura che genera i Behemuth. Si scopre così che i nemici non sono altro che spore del Behemuth colossale e che non sono interessati alla Terra, è soltanto una casualità che ci si trovi sulla sua traiettoria. Parte così un piano per affrontare l'oscura minaccia e salvare il pianeta dalla distruzione.
Kingdom Come
Piattaforma ideale: Nintendo 3DS
Genere: Action RPG / Avventura / Gestionale
Trama:
Prendete un mondo vasto come Skyrim, unitelo al mondo colorato di The Legend Of Zelda e togliete tutti gli elementi soprannaturali, lasciando solo i personaggi a volte assurdi e unici. Il tutto calato in una atmosfera da medioevo classico, con castelli, guerre e persone da salvare. Voi avreste iniziato il gioco impersonando un bambino in fuga dal suo villaggio in fiamme, la vostra famiglia è stata sterminata dal nemico del vostro popolo: i "Cavalieri di Sangue". Vi sareste trovati da soli nella foresta, impauriti, in lacrime e abbandonati a voi stessi; attendendo la morte quando all'improvviso, come un salvatore celestiale, arriva un cavaliere in armatura splendente che vi carica sul suo cavallo e vi porta al sicuro. Passano gli anni e ora sareste stati lo scudiero di tale cavaliere, stareste imparando come maneggiare le armi e andare a cavallo. Presto sarebbe toccato a voi prendere il suo posto, dato che l'età e le battaglie infinite lo hanno indebolito nel corpo e nell'anima. Ed è così che ha inizio la vostra avventura o meglio, avrebbe avuto inizio. Avreste iniziato come scudiero, per poi passare a cavaliere e girare il regno alla ricerca d'avventura, sareste partiti per la guerra contro i "Cavalieri di Sangue" assieme al vostro principe che, salvandogli la vita, vi avrebbe concesso le terre a nord del regno, dove con il passare del tempo avreste edificato prima la vostra casa e poi il vostro feudo. Nel giro di qualche anno sareste divenuti addirittura Re, espandendo il vostro regno e sconfiggendo nella battaglia finale il malefico Re dei "Cavalieri di Sangue".
Caratteristiche:
- Lo stile grafico avrebbe ricordato "The Legend Of Zelda: Link To The Past", per via della grafica a 16 bit molto colorata e la visuale a volo d'uccello.
- Ogni capitolo sarebbe stato ambientato in una specifica età del protagonista, all'inizio da bambino e poi sempre più grande, fino all'età di 50 anni. In tutto sarebbero stati 10 capitoli, due dei quali come re.
- All'inizio di ogni capitolo, le statistiche del personaggio sarebbero aumentate di poco rispetto alla fine del capitolo precedente, stando a indicare una crescita d'esperienza nel personaggio con l'avanzare dell'età.
- Per ogni capitolo, il protagonista avrebbe potuto usare qualsiasi tipologia di arma, ma allo stesso tempo non avrebbe potuto utilizzare le armi che adoperava nel capitolo precedente, dato che più diventava adulto e più utilizzava armi adatte alle sue statistiche. Quindi qualsiasi arma avesse alla fine di un capitolo, con l'inizio di quello successivo non avrebbe potuto più usarla.
- La parte gestionale sarebbe stata molto minuziosa: si sarebbe potuto invitare a vivere nella prorpia città vari personaggi sparsi per il mondo di gioco, famigliarizzando con loro e facendoceli amici anche a seconda della loro mansione. Se si fosse avuto bisogno di un fabbro, si sarebbe dovuto partire alla sua ricerca in giro per il regno, magari dovendo prima compiere qualche missione per suo conto o pagandogli una certa somma. Si sarebbe dovuto anche coltivare le amicizie con i regnanti confinanti, in modo da garantire solide alleanze in caso di necessità.
- Le battaglie sarebbero state in tempo reale e il personaggio avrebbe potuto usare qualsiasi tipologia di arma, raccogliendo punti esperienza e salendo di livello.
- Il gioco sarebbe finito con la nostra battaglia contro il re dei Cavalieri di Sangue. Una volta sconfitto avremmo portato finalmente la pace nel regno ma purtroppo, feriti e stremati dalla battaglia, moriremo tra le braccia di nostro figlio. Il gioco finisce con lui che diviene il nuovo re e l'immagine della piazza centrale della nostra città dove ora c'è la nostra statua commemorativa.
Questi sono solo alcuni dei giochi che mi sarebbe piaciuto fare, magari un giorno se volete vi tiro fuori dalla mia Mente pure gli altri. Per ora spero che questi vi sarebbero piaciuti, perché a me sarebbe piaciuto davvero molto farvici giocare.
lunedì 25 agosto 2014
I 5 film che hanno condizionato la mia infanzia
Chi più e chi meno, abbiamo tutti guardato dei film che in un modo o nell'altro ci hanno lasciato dentro qualcosa; magari una frase, una scena, un personaggio che ci stava particolarmente simpatico oppure una storia che sentivamo nostra. Quante volte avete rivisto lo stesso medesimo film ciclicamente, da quando eravate poco più che nani sbavosi fino ad ora? Talmente tante volte da saperlo recitare a memoria, battuta per battuta e conoscendo ogni singolo fotogramma. Del tipo che avete la cassetta, il DVD edizione speciale, il Bluray edizione anniversario e lo prenderete pure in qualsiasi altro formato verrà in futuro. Sì insomma, ci siamo capiti. Oggi voglio mostrarvi allora quali sono i miei 5 film dell'infanzia, quelli che ogni volta che li passano alla TV rimango catatonico a guardare fino ai titoli di coda. Sempre, pure se ormai li conosco a memoria. E ancora oggi, nonostante sia la duecentesima volta che li vedo, riescono a regalarmi le stesse emozioni; forse solo un po' annacquate dal tempo, ma quello è normale, perché bambini lo si è una volta sola nella vita.
Dragonheart
Ok, ho pianto come un cretino la prima volta che ho visto questo film. Visto con gli occhi di un bambino, Draco era l'incarnazione della forza e della saggezza, lo adoravo a tal punto che quando alla fine si sacrifica ho pianto e urlato per ore. Giuro. Mai stato male così per un film.
Ci hai rotto papà
![]() |
| Non sono sicuro se siano più terrificanti le facce dei bambini, oppure quel nome lassù in alto a destra... |
Non sarà i Goonies, ma per me che sono nato nel '90, questo era il film che rappresentava al meglio il mio spirito da nano ribelle col moccolo al naso. La canzone de Gli Intoccabili è stata il mio inno personale fino a quando non ho compiuto 8 anni e mezzo.
Mamma ho perso l'aereo
Un classico degli anni 90. Quanti di voi non hanno mai sognato di svegliarsi una mattina e scoprire di essere stati dimenticati a casa da soli, ok per lo shock iniziale, ma poi? Festa! Devastiamo casa, mangiamo schifezze senza che nessuno ci dica nulla, stiamo alzati fino a tardi e guardiamo i film col bollino rosso. Yeah mamma, sono un ribelle. Tranne che poi ti entrano i ladri in casa e tu finisci per essere un tossico dipendente, ricordato solo per una manciata di film fatti ancora prima che ti spuntassero i primi peli sul petto.
Jurassic Park
Da quando ho memoria, i dinosauri sono sempre stati i miei animali preferiti. Mi piacevano già prima ancora che uscisse il film e da piccolino dicevo che da grande non avrei fatto il calciatore ma il paleontologo. Cosa c'è di più figo dei dinosauri? Penso nulla, forse subito dopo due o tre cosette ci sarebbero ma prima vengono loro e questo film ha rappresentato per me il sogno bagnato di una vita: vedere dei dinosauri vivi ai giorni nostri. Non importa se poi è impossibile per via del cambiamento climatico, non importa che la maggior parte di loro assomigliasse a grossi polli e che i raptor del film non sono velociraptor. Per me questo film rappresenta i primi ricordi della mia vita.
Hook
Ogni volta che penso a Peter Pan, penso a questo film. Ogni volta che penso a Capitano Uncino, penso a questo film. Ogni volta che penso a una spugna, penso a questo film. Ogni volta che penso alla mia infanzia, penso a questo film. Divertente ma velato di malinconia, con un cast allucinante per una storia che ogni volta mi emoziona uguale. Forse d'ora in poi ancora di più.
Iscriviti a:
Post (Atom)









































