Questa è una domanda che mi sono posto molto spesso negli ultimi anni, in cui per ultimi anni intendo da quando ho iniziato a prendermi i giocattoli da solo, da bravo adulto coscienzioso. Girando tra gli scaffali infatti, ho potuto notare come molti prodotti abbiano subito un repentino peggioramento della qualità, sia come estetica che come materiali utilizzati.
Parlando con altra gente interessata all'argomento, siamo giunti alla conclusione che il calo qualitativo sia dovuto a diversi motivi, primo tra tutti il minor numero di pezzi venduti, in rapporto al sempre più spaventoso aumento di bambini con in mano smartphone e affini; una vera piaga per il settore del giocattolo, oltre che un grande danno per la fantasia dell'infante; ma questo è un discorso da rivolgere ai genitori e per nulla pertinente con questo blog disagiato e cazzaro.
Comunque, ormai non ci sono più dubbi: i giocattoli sono snobbati da una buona percentuale di bambini, e non sarebbe un male se fossero soppiantati da altre attività ludiche, magari all'aperto con gli amici o un ritorno in auge di altri tipi di divertimenti del passato, come giochi da tavolo o qualcosa che stuzzichi la loro fantasia. Invece i campetti da calcio sono deserti, i parchi giochi vengono utilizzati più dalle badanti che dalle mamme, ed una buona parte dei nani da battaglia passano le giornate chiusi in casa, a giocare on-line con altri infanti da guerra. Il futuro è già qui, si può dire, alludendo al fatto che da qualche anni si può giocare con gli amici allo stesso videogioco senza dover uscire di casa, ma tutto questo ha generato pure creature come Favij e gli altri Youtuber fracassoni, che macinano soldi che neppure se lavoro una vita e mezza riuscirò mai a guadagnare, io.
E tutto questo cosa c'entra con la qualità dei giocattoli? Semplice: meno bambini comprano giocattoli, meno le aziende spendono per il loro sviluppo e concepimento. Pensate ai giocattoli della vostra infanzia -sempre che la data sulla vostra carta d'identità non sia scritta in numeri romani, in quel caso lo so che giocavate con quello che oggi viene esposto nei musei- noterete subito la diversità che c'è tra un prodotto dell'epoca e un giocattolo d'oggi.
Dobbiamo accettare il fatto che non ci saranno più fenomeni di culto come He-Man, Big Jim, Action Man, Polly Pocket, Mighty Max e tutta la sfilza di icone che abbiamo imparato a conoscere dagli anni 70 fino ai primi anni duemila, quando la piaga dei techno-bambini ha avuto inizio.
Oltre a questo però, c'è da considerare che sono davvero pochi i brand che hanno continuato la loro produzione fino ai giorni nostri, andando incontro ai cambi generazionali e alle mode del momento.
Vedi la LEGO, che per riuscire a rimanere sul mercato ha dovuto comprare i diritti su Star Wars e tirare fuori millemila set, che qualitativamente non c'è nulla da dire, ma che in qualche modo limitano fortemente quello che era il concetto iniziale del marchio: l'uso della fantasia.
Perché ok che il divertimento è nel montarli, ma una volta i set avevano più di una configurazione, che veniva mostrata sulla confezione o sul libretto delle istruzioni, in modo da incentivare la creatività del bambino. Ora invece non più, come se fossero passati da costruzioni generiche a kit di montaggio.
C'è infine il fatto che molte delle plastiche utilizzate un tempo ora sono state bandite, per un motivo o per l'altro, preferendo l'utilizzo di materiali più economici. Una volta esistevano giocattoli in die-cast, che ora viene utilizzato solo per i modelli da collezionisti o per le macchinine, che altrimenti se tirate in testa al cugino/fratello non farebbero ugualmente male.
Ormai i tempi cambiano e con essi il modo in cui si gioca; oggi i bambini hanno meno tempo libero-dovuti al loro essere già impegnati come fossero dei piccoli adulti-, sono meno invogliati ad utilizzare la fantasia, venendo tacciati troppo spesso davanti ad un televisore o uno smartphone senza controllo. Tutto questo ha radicalmente cambiato il mondo del giocattolo, e sono davvero poche le aziende che hanno saputo mantenere nel tempo una qualità alta in rapporto al prezzo competitivo, arrancando a fatica in questo mondo in cui giocano di più gli adulti che i bambini.
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martedì 31 gennaio 2017
lunedì 16 gennaio 2017
Kong, i giocattoli del nuovo film
Finalmente rieccomi qua, dopo due settimane davvero impegnative sotto ogni profilo. Ora che più o meno ho ritrovato un briciolo di tempo, volevo iniziare i post del 2017 con una serie di giocattoli che molto probabilmente non arriveranno mai in Italia, nonostante siano collegati ad uno dei film evento di quest'anno, ovvero:
Parto specificando che la casa produttrice della linea di giocattoli, la LANARD, non ha un distributore italiano, quindi a meno che le cose non cambino non penso proprio di vederli in vendita nei negozi nostrani.
Le creature che abitano questa versione dell'Isola del Teschio non sono più dinosauri, come siamo stati abituati dal primo King Kong del 1933, ma bensì esseri dalle fattezze quasi demoniache.
I veicoli e le action figures ricordano in qualche modo i G.I. Joe, con tutto il loro arsenale di armi. Sicuramente l'atmosfera sembra molto più improntata sull'azione, rispetto al King Kong di Peter Jackson, dove a farla da padrone era il rapporto tra la bella e la bestia.
Gli Skull Crawler sono queste bestie bipedi che si muovono strisciando come serpenti. Purtroppo penso che abbiano preso il posto dei Tirannosauri dell'isola.
Grazie a questi giocattoli, ecco che mi è balzato all'occhio qualcosa che mi era sfuggito dai trailer: il MONARCH. E chi ha visto il Godzilla del 2014 e sa di cosa succederà in futuro, può già fantasticare dei collegamenti che ci potranno essere.
I veicoli non mi fanno impazzire, ricordandomi troppo da vicino le produzioni della già citata CHAP MEI, in più si discostano troppo dai mezzi che si vedono effettivamente nel film. Soprattutto in base all'epoca in cui è ambientata la pellicola, gli anni 70.
Ora come ora, nonostante apprezzi i lavori della LANARD, non sono rimasto troppo convinto dalla manifattura di questi prodotti. Ma poi a noi che ci frega, siamo sempre troppo vecchi per queste cose. Ricordiamocelo.
Parto specificando che la casa produttrice della linea di giocattoli, la LANARD, non ha un distributore italiano, quindi a meno che le cose non cambino non penso proprio di vederli in vendita nei negozi nostrani.
Le creature che abitano questa versione dell'Isola del Teschio non sono più dinosauri, come siamo stati abituati dal primo King Kong del 1933, ma bensì esseri dalle fattezze quasi demoniache.
I veicoli e le action figures ricordano in qualche modo i G.I. Joe, con tutto il loro arsenale di armi. Sicuramente l'atmosfera sembra molto più improntata sull'azione, rispetto al King Kong di Peter Jackson, dove a farla da padrone era il rapporto tra la bella e la bestia.
Gli Skull Crawler sono queste bestie bipedi che si muovono strisciando come serpenti. Purtroppo penso che abbiano preso il posto dei Tirannosauri dell'isola.
Grazie a questi giocattoli, ecco che mi è balzato all'occhio qualcosa che mi era sfuggito dai trailer: il MONARCH. E chi ha visto il Godzilla del 2014 e sa di cosa succederà in futuro, può già fantasticare dei collegamenti che ci potranno essere.
I veicoli non mi fanno impazzire, ricordandomi troppo da vicino le produzioni della già citata CHAP MEI, in più si discostano troppo dai mezzi che si vedono effettivamente nel film. Soprattutto in base all'epoca in cui è ambientata la pellicola, gli anni 70.
Ora come ora, nonostante apprezzi i lavori della LANARD, non sono rimasto troppo convinto dalla manifattura di questi prodotti. Ma poi a noi che ci frega, siamo sempre troppo vecchi per queste cose. Ricordiamocelo.
lunedì 21 novembre 2016
I nuovi Zord del film dei Power Rangers
Quando qualche settimana fa vidi per la prima volta il trailer del nuovo film sui Power Rangers, devo ammettere che un pochino di speranza si era accesa in me. Poi mostrarono lui.
Il nuovo Megazord, che ha polverizzato ogni mia speranza per questo film. Un incrocio tra Pacific Rim e Arlecchino, che nulla ha in comune con il vecchio e iconico robottone della serie originale. Ma non è finita qui, perché girando per la rete mi sono imbattuto nel primo Zord mostrato al pubblico, ovvero il T-Rex del Red Ranger.
Il mio commento a caldo è stato "Ah...", poi il silenzio per circa due minuti. Il tempo necessario perché il mio cervello metabolizzasse il trauma. Sono quindi andato alla ricerca di ulteriori informazioni e alla fine, sono riuscito a trovare il video di un ragazzo del sito Ranger Nation, che facendo la recensione del nuovo Megazord ha mostrato il resto degli Zord. E credetemi, devo ancora riprendermi.
Il nuovo Megazord, che ha polverizzato ogni mia speranza per questo film. Un incrocio tra Pacific Rim e Arlecchino, che nulla ha in comune con il vecchio e iconico robottone della serie originale. Ma non è finita qui, perché girando per la rete mi sono imbattuto nel primo Zord mostrato al pubblico, ovvero il T-Rex del Red Ranger.
Il mio commento a caldo è stato "Ah...", poi il silenzio per circa due minuti. Il tempo necessario perché il mio cervello metabolizzasse il trauma. Sono quindi andato alla ricerca di ulteriori informazioni e alla fine, sono riuscito a trovare il video di un ragazzo del sito Ranger Nation, che facendo la recensione del nuovo Megazord ha mostrato il resto degli Zord. E credetemi, devo ancora riprendermi.
ATTENZIONE:
Il seguente filmato potrebbe distruggere la vostra infanzia, proseguire nella visione potrebbe farvi perdere anche l'ultima fiducia che avete nel genere umano. Visionatelo a vostro rischio e pericolo.
lunedì 14 novembre 2016
I fantastici giocattoli cinesi della Chap Mei Plastic Toys
Scusate la lunga assenza del blog, ma per una settimana ho avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo con un virus viuuulente, che mi ha costretto nei migliore dei casi a stare parcheggiato nel letto, nei peggiori invece in un'altra stanza della casa adibita ad evacuare le scorie radioattive. Ora sembra che sia stato finalmente debellato e sono quindi pronto per ricominciare. Bene, dopo questa spiegazione esauriente su come e dove abbia passato la settimana scorsa, posso finalmente parlarvi di una ditta di giocattoli particolare; tutti voi sentendo parlare di giocattoli cinesi proiettate in automatico la mente verso le più strambe schifezze, deliranti fantasie e taroccate farlocche che il genere umano abbia mai prodotto. Bene, cioè male, perché a dire la verità, esiste un'eccezione alla regola, e sto parlando della Chap Mei Plastic Toys.
Fondata nel 1971 a Hong Kong, la Chap Mei ha da sempre una marcia in più rispetto a tante altre industrie cinesi dei giocattoli; non si è accontentata di fare i soliti pupazzini in bilico tra il trash e l'osceno, come abbiamo imparato a vedere con la rubrica Fake in China, ma ha saputo creare delle vere e proprie serie di culto tra gli appassionati del settore.
Non si hanno molte altre notizie a riguardo di questa misteriosa compagnia cinese, ma vi basti sapere che i suoi prodotti sono venduti in tutti i più grandi negozi di giocattoli del mondo, a fianco di nomi molto più blasonati come Hasbro o Mattel.
I set Chap Mei sono qualcosa di completamente diverso dalla quasi totalità dei giocattoli moderni, dove il prezzo non è rapportato alla qualità e al volume di prodotto venduto. Per chiarirci: quante volte avete visto un set giocattolo compreso di personaggi, nemici, playset e qualche volta veicoli, tutto venduto assieme? Direi che l'ultima volta siano stati gli anni 90. Ma soprattutto, quante serie di giocattoli escono ancora con un playset, stile Masters, per intenderci?
Il suo essere vintage ma al passo con i tempi, offrendo prodotti di qualità ad un prezzo tutto sommato alla portata di tutti e con una vasta gamma di prodotti differenti, fanno sicuramente della Chap Mei una delle aziende migliori nel settore.
Ma non è tutto oro quello che luccica, ed è normale che specialmente in passato, molti dei loro prodotti fossero rielaborazioni di giocattoli famosi, come G.I. Joe e pure i dinosauri del terzo Jurassic Park. Usando molto spesso gli stessi stampi, modificandoli all'occorrenza, hanno dato vita a un assortimento di creature e mezzi che nulla hanno da invidiare agli originali. A volte risultando addirittura migliorati sotto molti punti.
Fondata nel 1971 a Hong Kong, la Chap Mei ha da sempre una marcia in più rispetto a tante altre industrie cinesi dei giocattoli; non si è accontentata di fare i soliti pupazzini in bilico tra il trash e l'osceno, come abbiamo imparato a vedere con la rubrica Fake in China, ma ha saputo creare delle vere e proprie serie di culto tra gli appassionati del settore.
Non si hanno molte altre notizie a riguardo di questa misteriosa compagnia cinese, ma vi basti sapere che i suoi prodotti sono venduti in tutti i più grandi negozi di giocattoli del mondo, a fianco di nomi molto più blasonati come Hasbro o Mattel.
I set Chap Mei sono qualcosa di completamente diverso dalla quasi totalità dei giocattoli moderni, dove il prezzo non è rapportato alla qualità e al volume di prodotto venduto. Per chiarirci: quante volte avete visto un set giocattolo compreso di personaggi, nemici, playset e qualche volta veicoli, tutto venduto assieme? Direi che l'ultima volta siano stati gli anni 90. Ma soprattutto, quante serie di giocattoli escono ancora con un playset, stile Masters, per intenderci?
Il suo essere vintage ma al passo con i tempi, offrendo prodotti di qualità ad un prezzo tutto sommato alla portata di tutti e con una vasta gamma di prodotti differenti, fanno sicuramente della Chap Mei una delle aziende migliori nel settore.
Ma non è tutto oro quello che luccica, ed è normale che specialmente in passato, molti dei loro prodotti fossero rielaborazioni di giocattoli famosi, come G.I. Joe e pure i dinosauri del terzo Jurassic Park. Usando molto spesso gli stessi stampi, modificandoli all'occorrenza, hanno dato vita a un assortimento di creature e mezzi che nulla hanno da invidiare agli originali. A volte risultando addirittura migliorati sotto molti punti.
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| Forse. |
mercoledì 2 novembre 2016
Jeeg giganti e Daltanious della collana Anime Robot - La Fotorecensione
Innanzitutto mi scuso per la qualità infima delle foto, ma le ho fatte in condizioni di luce davvero sfavorevoli, ed il flash non ha di certo aiutato. Comunque...
L'ultima volta che ho parlato della linea di giocattoli di Shin Jeeg, non ero rimasto di certo colpito per la loro qualità, anzi. Ora però, nonostante non si parli di personaggi giganti in PVC da collezione, ma più semplicemente giocattoloni in plastica, le cose sembrano andare molto meglio.
Il retro è spoglio e mostra solo delle immagini di Shin Jeeg con i vari componenti, contornate da frasi come "Vai Jeeg...CUORE E PLASTICA!".
Una volta tolto dalla scatola, il Jeeg classico non è poi così classico. Le gambe sono completamente diverse, come pure tanti piccoli particolari sparsi su tutto il corpo. Il modello è infatti basato su quello presente nella serie Shin Jeeg, con un design molto più spigoloso ed i piedi a ferro da stiro.
I punti di snodo sono pochi, esattamente come i modelli in PVC per collezionisti. Questa è la classica posizione "altolà al sudore!".
Lo Shin Jeeg, protagonista di questa linea, ha un design molto più aggressivo, con tutte quelle punte e spuntoni sparsi per il corpo. In entrambi i modelli sottolineo la buona colorazione, non eccelsa ma stiamo sempre parlando di pupazzoni di plastica da nemmeno trenta euro, contro i modelli in PVC dal prezzo a volte anche quattro o cinque volte superiore.
Passiamo ora alla prima uscita della collana da edicola Anime Robot, fatta da uscite quindicinali e avendo come soggetti i vari robottoni degli anni 70 e 80. Daltanious era stato pubblicizzato come in uscita il 2 novembre, ma già da una settimana gira nelle edicole, quindi non sono sicuro che riusciate ancora a trovarlo.
Esattamente come la Go Nagai Collection, i modellini sembrano a prima vista molto carini, ma avvicinandosi meglio si possono notare tante piccole pecche nella colorazione.
Il primo fascicolo l'ho trovato interessante, pieno di curiosità e con la gigantografia del modello, in cui si possono notare le differenze di colorazione che ha la statuina. Personalmente, l'unico motivo per il quale l'ho preso è stata la curiosità, ma se avete intenzione di cominciare la collana sappiate che il piano dell'opera non è ancora stato chiarito. Va bene la prima uscita a cinque euro, ma già dalla terza le cose cambiano, ed il non sapere di quanti volumi è composta è un deterrente a continuarla, specialmente se considerate la qualità/prezzo delle statuine.
In poche parole: promuovo i due Jeeg della Giochi Preziosi, nonostante non siano la perfezione. Se qualcuno è un esperto in colorazione di modellini, sono sicuro che con le dovute modifiche possano essere dei gran bei modelli, mentre la Anime Robot la schivo come ho fatto con la Go Nagai Collection.
L'ultima volta che ho parlato della linea di giocattoli di Shin Jeeg, non ero rimasto di certo colpito per la loro qualità, anzi. Ora però, nonostante non si parli di personaggi giganti in PVC da collezione, ma più semplicemente giocattoloni in plastica, le cose sembrano andare molto meglio.
La scatola presenta le stesse immagini di quelle dei pupazzini più piccoli.
Il retro è spoglio e mostra solo delle immagini di Shin Jeeg con i vari componenti, contornate da frasi come "Vai Jeeg...CUORE E PLASTICA!".
Una volta tolto dalla scatola, il Jeeg classico non è poi così classico. Le gambe sono completamente diverse, come pure tanti piccoli particolari sparsi su tutto il corpo. Il modello è infatti basato su quello presente nella serie Shin Jeeg, con un design molto più spigoloso ed i piedi a ferro da stiro.
Sul retro del robot si notano gli unici punti avvitati, presenti nel torso e nel buco del...
I punti di snodo sono pochi, esattamente come i modelli in PVC per collezionisti. Questa è la classica posizione "altolà al sudore!".
La testa può essere ruotata di qualche grado.
Le gambe si possono volendo aprire, provando a fargli fare la break dance.
Lo Shin Jeeg, protagonista di questa linea, ha un design molto più aggressivo, con tutte quelle punte e spuntoni sparsi per il corpo. In entrambi i modelli sottolineo la buona colorazione, non eccelsa ma stiamo sempre parlando di pupazzoni di plastica da nemmeno trenta euro, contro i modelli in PVC dal prezzo a volte anche quattro o cinque volte superiore.
Purtroppo lo Shin Jeeg è negato per la break dance.
Passiamo ora alla prima uscita della collana da edicola Anime Robot, fatta da uscite quindicinali e avendo come soggetti i vari robottoni degli anni 70 e 80. Daltanious era stato pubblicizzato come in uscita il 2 novembre, ma già da una settimana gira nelle edicole, quindi non sono sicuro che riusciate ancora a trovarlo.
Esattamente come la Go Nagai Collection, i modellini sembrano a prima vista molto carini, ma avvicinandosi meglio si possono notare tante piccole pecche nella colorazione.
Il primo fascicolo l'ho trovato interessante, pieno di curiosità e con la gigantografia del modello, in cui si possono notare le differenze di colorazione che ha la statuina. Personalmente, l'unico motivo per il quale l'ho preso è stata la curiosità, ma se avete intenzione di cominciare la collana sappiate che il piano dell'opera non è ancora stato chiarito. Va bene la prima uscita a cinque euro, ma già dalla terza le cose cambiano, ed il non sapere di quanti volumi è composta è un deterrente a continuarla, specialmente se considerate la qualità/prezzo delle statuine.
In poche parole: promuovo i due Jeeg della Giochi Preziosi, nonostante non siano la perfezione. Se qualcuno è un esperto in colorazione di modellini, sono sicuro che con le dovute modifiche possano essere dei gran bei modelli, mentre la Anime Robot la schivo come ho fatto con la Go Nagai Collection.
lunedì 17 ottobre 2016
I pupazzini di Shin Jeeg della Giochi Preziosi - La Fotorecensione
Qualche settimana fa vi ho parlato della linea di giocattoli dedicati alla serie Shin Jeeg, prodotta dalla Giochi Preziosi su licenza Dynamic; bene, alla fine sono usciti nei negozi, ma come sono? Ne vale la pena portarseli a casa? Ehm...forse.
Al momento sono riuscito a trovare solo i pupazzetti in gomma dura, alti nemmeno dieci centimetri, contenuti in blister da quattro personaggi ciascuno, per un totale di otto figure. Il problema è il criterio con il quale sono raccolti, che è quasi in modo casuale, in modo che se qualcuno li volesse tutti gli toccherebbe comprare almeno tre confezioni, portandosi in casa doppioni su doppioni.
Dopo uno studio meticoloso su come raccattare il maggior numero di personaggi, limitando al minimo i doppioni, ho optato per le confezioni che avete visto poco sopra, che però non contengono l'ultimo personaggio che mi manca per finire la serie: il ministro Amaso. Vabbè.
Una volta liberati dal blister, i pupazzini si mostrano per quello che sono, ovvero dei pessimi gashapon di una qualità imbarazzante.
Shin Jeeg è orrendo, con quelle orecchie a sventola cromate e la faccia da pirla. Non pretendevo chissà quale livello di dettaglio, ma almeno qualcosa di anche solo lontanamente apprezzabile non avrebbe guastato.
Il vecchio Jeeg, invece, assomiglia come composizione al mitico Goldrake di gomma della Ceppiratti. Con quarant'anni di ritardo.
Alla regina Himika si è ammosciata l'ascia bipenne dalla tristezza. Nemmeno il viso le hanno fatto quei maledetti.
Altro discorso è invece quello che riguarda Bakura, che risulta essere il pezzo più dettagliato e migliore di tutta la serie.
IlGormita mostruoso Magura è anonimo, sia come design che per il color budino. O merda, come preferite.
L'ultimo pezzo è il Big Shooter, la navicella che lancia i componenti a Jeeg. Come qualità generale dei colori e dei dettagli, siamo ai livelli della già non troppo eccelsa Go Nagai Collection. Fate voi.
Insomma, il ritorno nei negozi italiani di Jeeg non è stato dei migliori, spero almeno che i personaggi giganti siano migliori di questi pupazzini in gomma, che non ho neppure il coraggio di esporli in giro per casa.
Al momento sono riuscito a trovare solo i pupazzetti in gomma dura, alti nemmeno dieci centimetri, contenuti in blister da quattro personaggi ciascuno, per un totale di otto figure. Il problema è il criterio con il quale sono raccolti, che è quasi in modo casuale, in modo che se qualcuno li volesse tutti gli toccherebbe comprare almeno tre confezioni, portandosi in casa doppioni su doppioni.
Dopo uno studio meticoloso su come raccattare il maggior numero di personaggi, limitando al minimo i doppioni, ho optato per le confezioni che avete visto poco sopra, che però non contengono l'ultimo personaggio che mi manca per finire la serie: il ministro Amaso. Vabbè.
Una volta liberati dal blister, i pupazzini si mostrano per quello che sono, ovvero dei pessimi gashapon di una qualità imbarazzante.
Shin Jeeg è orrendo, con quelle orecchie a sventola cromate e la faccia da pirla. Non pretendevo chissà quale livello di dettaglio, ma almeno qualcosa di anche solo lontanamente apprezzabile non avrebbe guastato.
Il vecchio Jeeg, invece, assomiglia come composizione al mitico Goldrake di gomma della Ceppiratti. Con quarant'anni di ritardo.
Alla regina Himika si è ammosciata l'ascia bipenne dalla tristezza. Nemmeno il viso le hanno fatto quei maledetti.
Lo Yomi è venuto fuori tutto sghembo, poverino.
Altro discorso è invece quello che riguarda Bakura, che risulta essere il pezzo più dettagliato e migliore di tutta la serie.
Il
L'ultimo pezzo è il Big Shooter, la navicella che lancia i componenti a Jeeg. Come qualità generale dei colori e dei dettagli, siamo ai livelli della già non troppo eccelsa Go Nagai Collection. Fate voi.
Insomma, il ritorno nei negozi italiani di Jeeg non è stato dei migliori, spero almeno che i personaggi giganti siano migliori di questi pupazzini in gomma, che non ho neppure il coraggio di esporli in giro per casa.
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