lunedì 25 luglio 2016

Il ritorno della Mente

Vi starete chiedendo che diamine sia successo alla Mente; come mai ho passato più di una settimana senza farmi vivo, senza scrivervi nulla. Possibile che mi fossi dimenticato di voi? No, assolutamente. Più semplicemente ero in ferie: ciò significa che tra una risonanza magnetica alla schiena, qualche giro nei dintorni e il concerto degli Iron Maiden, il resto del tempo lo passavo a poltrire, come giusto che sia. Poi però, quando mi sono deciso di buttare giù qualche riga sul blog, magari parlando del concerto o delle novità del San Diego Comic-Con 2016, mi sono ritrovato a fissare un monolite privo di vita. Il mio caro e vecchio HP di seconda mano era morto. Così, senza neppure un ultimo saluto, semplicemente non si è più acceso. Ho provato invano a rianimarlo, ma non c'è stato più nulla da fare. Ora vi scrivo dal mio nuovo Acer; un modello semplice semplice, economico e senza troppi fronzoli. Che io non sono uno smanettone del PC, non ho bisogno di prestazioni grafiche o altro, a me basta che ci sia una tastiera per scrivere. Per ora è tutto, ci sentiamo nei prossimi giorni, giusto il tempo di preparare qualche nuovo post. 

 Giusto per farmi perdonare.

mercoledì 13 luglio 2016

Robot Spirits #127 - Aura Battler Dunbine - La Fotorecensione

Ed ecco che ritorna la rubrica delle fotorecensioni; oggi volevo mostrarvi l'ultimo arrivato nella mia collezione robotica, il Dunbine della Bandai Tamashii Robot Spirits. Un robottone da noi quasi sconosciuto, colpa della non messa in onda della serie. Per farla breve: Aura Battler Dunbine (in origine Seisenshi Dunbine 聖戦士ダンバイン) è una serie prodotta dalla Sunrise e creata dal celebre Yoshiyuki Tomino, che mescola tematiche fantasy a combattimenti a bordo di mech insettiformi. Per saperne di più. Detto ciò, diamo inizio alla carrellata di foto.
 




La confezione è molto semplice, senza troppi fronzoli, lasciando vedere quasi interamente il robot attraverso la vetrinetta.



Una volta aperta la confezione questo è il suo contenuto. Il Dunbine si presenta privo delle ali, da montare in un secondo momento, le sei mani di ricambio, le varie armi e quei cosi rossi che poi vi dirò a cosa servono.


Abbiamo poi le istruzioni, in un pratico giapponese capibile da tutti, la pubblicità di un secondo robot della serie (sì sono modelli vecchiotti) e l'effetto minchiapotenza da infilare sulla spada. Una cosa che manca e che servirebbe al modello è un piedistallo, in modo da poterlo mettere in assetto volo. Non ne capisco l'assenza, probabilmente era venduto separatamente.


Eccolo appena uscito dalla confezione, privo delle ali e senza le varie armi in dotazione. Il modello è alto circa quindici centimetri, in plastica e molto leggero.



Incastrare le ali mi ha fatto sudare freddo, sembrava che mi si spaccasse tutto in mano. Invece dai, mi è andata bene.



Le prime armi provate sono la coppia di mitragliatori, da incastrare agli avambracci del Dunbine.


L'elsa della spada va invece montata sul fianco destro del guscio, o come si chiami il pezzo sulla schiena del robot insettiforme.



Ecco invece l'effetto minchiapotenza della spada.


Aprendo il torace si scopre l'alloggiamento del pilota, non presente in questa versione della Bandai, ma nel giocattolo degli anni 80 invece sì. Lo dico perché ho pure quello, nonostante non l'abbia fotografato nel momento della fotorecensione. Chiedo venia.



All'inizio del post, quando elencavo il contenuto della confezione, ho nominato questi due cosi rossi. Bene, sfogliando le istruzioni ho scoperto che andrebbero incastrati sotto ai piedi del Dunbine, attaccandoli in seguito alle spalle di un altro modello della serie, il Billbine, che in modalità volatile fungerebbe da mezzo di trasporto per il Dunbine. Credo.



In conclusione, questo Dunbine della Bandai Tamashii è davvero un gran bel pezzo. Ovvio, è un robottone molto di nicchia dalle nostre parti, ma grazie ad un prezzo contenuto e l'alta qualità, risulta difficile per un appassionato di mecha non aggiungerlo alla propria collezione.

lunedì 11 luglio 2016

Blogger from Hell



Che poi, mica posso considerarmi un blogger, quello è un lavoro serio, da fashion stylers (spero si scriva così), da cuochi imparati dalla sorella della Parodi, da tutta quella gente che non sono io. Perché fatico anche solo a capire del perché ci siate voi a seguirmi; insomma, chiariamoci, di blog con più contenuti del mio ce ne sono a centinaia, forse a migliaia. Non scrivo post tutti i giorni, anche se appena posso sono sempre qui su: vuoi per il poco tempo che ho per scrivere, vuoi perché molto spesso non sappia nemmeno di cosa scrivere, mettici pure che sono pigro e che nella vita di tutti i giorni faccia un lavoro fisicamente pesante. Poi sono pure un polentone padano, quindi non ho scusanti. Però volevo informarvi che nonostante non sia sempre qui a sfornarvi roba da leggere, io vi penso sempre. Aspè, così suona brutto. Rifacciamo: io penso sempre che nonostante sia un piccolo e misero blog, ci siete voi, miei pochi ma buoni lettori. E questo mi da soddisfazione. Il blog è un diario visibile a tutti, dove ognuno può scrivere liberamente di quello che vuole, dove non ci sono vincoli se non il proprio buon senso. Qui non c'è Zuckerberg e il suo esercito di cyber-police a bloccarvi il profilo per un mese. Per questo mi piace bloggare, perché nonostante non mi perda in sproloqui e discorsi populisti di geo-politica, sono libero di fare quello che voglio. Sì ok, c'è la Cookie Law, ma chissene se ci controllano il traffico dati, già lo sanno che ci piacciono i siti zozzi, anche se cancelliamo le cronologie. Comunque, il succo di tutto questo discorso è semplice: mi scuso se non sono sempre attivo, se non scrivo roba tutti i giorni e se quello che pubblico sembrano i deliri di una persona mentalmente instabile -cosa assolutamente vera, peraltro- ma tranquilli, d'ora in poi le cose saranno diverse. Nel senso che scriverò ancora meno perché come ogni estate, nelle lande gelide del Nord, arriva l'afa, che trasforma le distese di frumento e le città grige e tetre in gironi infernali, dove per uno spiraglio d'aria fresca vige la legge del più forte. Dove l'istinto di sopravvivenza prevale e spoglia le persone di ogni dignità, facendo uscire di casa gli uomini in canotte improponibili, con pantaloncini spartipalle e infradito con annesse unghie da velociraptor; mentre le ragazze, Odino le benedica, mostrano finalmente le loro grazie. Se quindi la calura padana non sarà troppo eccessiva da far sembrare il mio PC un reattore nucleare prossimo al collasso, tornerò a scrivervi più spesso. Fino a quel momento, buona calura brutta gente.