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lunedì 31 ottobre 2016
Creepy Mind #3
Rieccoci con un altro inquietante appuntamento con la rubrica Creepy Mind, giusto perché oggi è Halloween. Se non avete letto le prime due puntate le potete trovare comodamente QUI e QUA, per tutti gli altri sapete già come funziona: tutti i fatti da me raccontati sono stati vissuti personalmente, o come questa volta da persone a me vicine, non pretendo che crediate agli avvenimenti da me descritti, ma il mondo è anche questo.
Sono venuto a conoscenza di questi avvenimenti parecchi anni dopo il loro svolgimento, durante una chiacchierata tra parenti. Si parlava casualmente di strani avvenimenti, quando all'improvviso mia zia salta fuori con la storia del fantasma che infestava la sua vecchia casa. E a quanto pare ero l'unico che non ne sapeva nulla. Tutto iniziò un giorno qualunque, quando mia madre e mia zia, che da poco aveva dato al mondo mio cuggino (quello che sa un colpo segreto che se te lo dà dopo tre giorni muori), stavano bevendo un caffè, chiacchierando del più e del meno. Poi, di colpo, il fornetto microonde si accende da solo. Il particolare inquietante? Non era collegato a nessuna presa di corrente.
Non avendo vissuto questi avvenimenti di persona, purtroppo molti dettagli o avvenimenti non posso saperli con certezza o novizia di particolari, comunque, prima di proseguire, è meglio che vi spieghi di più su questa "casa infestata".
Il luogo si trova appena fuori dal mio paese, in una borgata di poche case molto vecchie e per la metà abbandonate da tempo. All'epoca, metà anni 90, la casa era appena stata messa in affitto dopo la morte del precedente proprietario; un signore anziano e rimasto vedovo, che i figli portarono a passare i suoi ultimi giorni in una casa di riposo, nonostante lui se ne volesse restare a casa. E forse è stato questo suo attaccamento alla propria abitazione a scatenare gli avvenimenti successivi.
Uno di questi è successo in camera da letto, mentre mia zia stava facendo, appunto, il letto. Al momento di sistemare le lenzuola, il materasso venne schiacciato come se ci fosse adagiato qualcuno, ed il lenzuolo rimase sollevato prendendo la sagoma di una persona coricata.
In seguito, dopo qualche tempo e sempre nella stessa camera, durante la notte il lettino di mio cugino (provvisto di rotelline) si spostava da solo, come se spinto da qualcuno.
Una sera, mentre c'era una cena con altri parenti e non so chi, dalla scala di legno che portava al piano superiore sentirono tutti dei rumori di passi, e l'ombra di un uomo col cappello scendere per poi svanire nel vuoto. Inutile dirvi che la cena non proseguì oltre.
Dopo non molto tempo mia zia decise di trasferirsi, e per tutto il periodo del trasloco per la casa si sentiva odore di putrefazione. Non conosco bene altri dettagli, ma ricordo che si parlava di prove fotografiche della presenza di questa entità, in seguito bruciate per paura da parte di mio padre, che per circa un anno rimase davvero scosso per quello che vide. Dopo il trasloco la casa non è più stata affittata o venduta, e tutt'ora è in stato di completo abbandono.
E per oggi ci fermiamo qui; ricordo che se volete scrivere delle vostre esperienze personali, in modo che poi possa pubblicarle col vostro consenso nella Mente, vi basta mandarmi una mail al mio indirizzo personale, che trovate nelle informazioni. Non mi resta che augurarvi un tetro e spettrale Halloween a tutti, sperando che il Creepy Mind di oggi vi abbia messo addosso la giusta suggestione per vivere al meglio questa serata.
lunedì 1 agosto 2016
Creepy Mind #2
Rieccoci pronti per una nuova puntata della rubrica Creepy Mind; se vi state chiedendo di cosa si tratti, sappiate che non è altro che una raccolta di fatti "particolari" accaduti al sottoscritto, ma volendo, potreste raccontare pure una vostra esperienze, nel caso ne abbiate avuta una. Prima di leggere questo episodio, vi confesso che fino all'ultimo ero combattuto se raccontarvelo oppure no. Questa è una di quelle storie che hanno davvero dell'incredibile, uno di quei racconti al quale nessuno potrebbe mai credere. Neppure io che l'ho vissuta in prima persona.
Avevo più o meno dieci anni, ero da poco ritornato a vivere nel mio paese natale, dopo qualche anno passato in una corta di campagna poco fuori ad un paese nelle vicinanze. La casa era piccola e a pianterreno, con un portico su di un fianco e il giardino tutto attorno, il tutto circondato dalla recinzione e poco più avanti dalla casa dei proprietari, essendo in origine costruita per ospitare la vecchia madre di uno dei due padroni. Da quello che sono riuscito a scoprire, la signore non dovrebbe aver fatto in tempo a trasferirsi, venendo a mancare quasi in concomitanza con la fine dei lavori. Ho scritto della signora, ma non è detto che l'episodio che vado a descrivervi sia collegato ad essa, comunque: il tutto si svolse una mattina, prima di andare verso scuola, mentre aspettavo che mia madre finisse di fumare la sigaretta fuori, sotto al portico. Avevo l'abitudine di giocare inginocchiato davanti al divano, utilizzandolo come campo di battaglia per i miei Action Man, dando le spalle al resto della stanza. Il divano era angolare, posto nella parte destra destra della sala entrando dalla porta principale; sopra di esso, oltre ai giocattoli, c'era una coperta ripiegata su di un bordo, al centro della stanza si trovava un tavolo, mentre sul lato opposto al divano il mobile della TV. Come ho scritto poco sopra, ero impegnato nella solita guerra mattutina tra Action Man e Dr. X, mentre mia madre era fuori dalla porta principale a fumare, dentro casa c'ero solo io, intento a giocare e nulla faceva presagire che da li a poco, mi sarei cacato addosso.
Il tutto si svolse all'improvviso; una manciata di secondi indelebili che non sono mai riuscito a spiegarmi. Ricordo perfettamente l'attimo in cui passai da vedere le mie mani stringere i giocattoli, per poi vedere me stesso di spalle, come se mi stessi osservando dal fondo della stanza. Durò un paio di secondi, ma l'opprimente sensazione di malessere mi è rimasta impressa. Vedevo me stesso e non riuscivo a concepire cosa stesse succedendo, era come se mi stessi guardando con gli occhi di qualcun altro; il punto di vista era poco più alto del pavimento, come se fossi accucciato a terra, per poi alzarsi una frazione di secondi dopo, mentre mi sentivo spinto verso di me. Non sono sicuro di essermi spiegato bene, ma risulta davvero difficile descrivere questa cosa, questo vedere con lo sguardo di qualcos'altro, il sentire quella sensazione malevola e pesante addosso. Come ho già scritto, il tutto è durato pochi secondi, poi mi sono sentito spingere come se mi stessi correndo incontro, attraversando in un attimo la stanza. Quello che successe dopo non lo riesco neppure a spiegare, contemporaneamente mi sono ritrovato normale e come ho fatto per girarmi per andare verso la porta principale da mia madre, lei è entrata in casa, ma neppure il tempo di girarmi e urlare che le coperte appoggiate sul divano sono state come schiacciate da qualcosa, che poi mi è passato davanti agli occhi come un'ombra nera. Faccio senza dirvi le mie urla, mentre mia mamma cercava di consolarmi, dicendo che era stata solo la mia immaginazione e le solite frasi del genere. Lei non ha visto nulla, poiché qualsiasi cosa mi sia successa è finita nell'esatto momento in cui ha aperto la porta. Io non so che cosa credere, sono sicuro di quello che ho vissuto e questa cosa mi ha in qualche modo segnato; per giorni ho faticato a prendere sonno e il mio interesse per l'occulto e il mistero è nato proprio da questa spiacevole avventura. Sono un pazzo? Ho veramente immaginato tutto? E se fosse tutto vero, che diamine è successo? Di sicuro una risposta non la so dare, dato che non successe più nulla del genere nei due anni seguenti in cui vissi in quella casa.
Bene, spero che la rubrica vi continui a piacere, magari incentivandovi nel caso a raccontare un vostro incontro con il mondo del mistero.
Avevo più o meno dieci anni, ero da poco ritornato a vivere nel mio paese natale, dopo qualche anno passato in una corta di campagna poco fuori ad un paese nelle vicinanze. La casa era piccola e a pianterreno, con un portico su di un fianco e il giardino tutto attorno, il tutto circondato dalla recinzione e poco più avanti dalla casa dei proprietari, essendo in origine costruita per ospitare la vecchia madre di uno dei due padroni. Da quello che sono riuscito a scoprire, la signore non dovrebbe aver fatto in tempo a trasferirsi, venendo a mancare quasi in concomitanza con la fine dei lavori. Ho scritto della signora, ma non è detto che l'episodio che vado a descrivervi sia collegato ad essa, comunque: il tutto si svolse una mattina, prima di andare verso scuola, mentre aspettavo che mia madre finisse di fumare la sigaretta fuori, sotto al portico. Avevo l'abitudine di giocare inginocchiato davanti al divano, utilizzandolo come campo di battaglia per i miei Action Man, dando le spalle al resto della stanza. Il divano era angolare, posto nella parte destra destra della sala entrando dalla porta principale; sopra di esso, oltre ai giocattoli, c'era una coperta ripiegata su di un bordo, al centro della stanza si trovava un tavolo, mentre sul lato opposto al divano il mobile della TV. Come ho scritto poco sopra, ero impegnato nella solita guerra mattutina tra Action Man e Dr. X, mentre mia madre era fuori dalla porta principale a fumare, dentro casa c'ero solo io, intento a giocare e nulla faceva presagire che da li a poco, mi sarei cacato addosso.
Il tutto si svolse all'improvviso; una manciata di secondi indelebili che non sono mai riuscito a spiegarmi. Ricordo perfettamente l'attimo in cui passai da vedere le mie mani stringere i giocattoli, per poi vedere me stesso di spalle, come se mi stessi osservando dal fondo della stanza. Durò un paio di secondi, ma l'opprimente sensazione di malessere mi è rimasta impressa. Vedevo me stesso e non riuscivo a concepire cosa stesse succedendo, era come se mi stessi guardando con gli occhi di qualcun altro; il punto di vista era poco più alto del pavimento, come se fossi accucciato a terra, per poi alzarsi una frazione di secondi dopo, mentre mi sentivo spinto verso di me. Non sono sicuro di essermi spiegato bene, ma risulta davvero difficile descrivere questa cosa, questo vedere con lo sguardo di qualcos'altro, il sentire quella sensazione malevola e pesante addosso. Come ho già scritto, il tutto è durato pochi secondi, poi mi sono sentito spingere come se mi stessi correndo incontro, attraversando in un attimo la stanza. Quello che successe dopo non lo riesco neppure a spiegare, contemporaneamente mi sono ritrovato normale e come ho fatto per girarmi per andare verso la porta principale da mia madre, lei è entrata in casa, ma neppure il tempo di girarmi e urlare che le coperte appoggiate sul divano sono state come schiacciate da qualcosa, che poi mi è passato davanti agli occhi come un'ombra nera. Faccio senza dirvi le mie urla, mentre mia mamma cercava di consolarmi, dicendo che era stata solo la mia immaginazione e le solite frasi del genere. Lei non ha visto nulla, poiché qualsiasi cosa mi sia successa è finita nell'esatto momento in cui ha aperto la porta. Io non so che cosa credere, sono sicuro di quello che ho vissuto e questa cosa mi ha in qualche modo segnato; per giorni ho faticato a prendere sonno e il mio interesse per l'occulto e il mistero è nato proprio da questa spiacevole avventura. Sono un pazzo? Ho veramente immaginato tutto? E se fosse tutto vero, che diamine è successo? Di sicuro una risposta non la so dare, dato che non successe più nulla del genere nei due anni seguenti in cui vissi in quella casa.
Bene, spero che la rubrica vi continui a piacere, magari incentivandovi nel caso a raccontare un vostro incontro con il mondo del mistero.
martedì 3 maggio 2016
Creepy Mind #1
Oggi per voi una nuova rubrica, incentrata sulle mie e volendo pure le vostre esperienze paranormali. Benvenuti a:
Non ricordo di preciso il luogo, forse Ponte di Legno (?) o qualcosa del genere, comunque da qualche parte in montagna; io ed il resto del gruppo scout dovevamo fare due settimane in quello che sembrava un rifugio appena ristrutturato, per metà adibito ad abitazione privata, in cui viveva un guardiacaccia (credo lo fosse, ma poteva pure essere un pericoloso serial killer di scout, vallo a sapere) e per decine di chilometri il nulla assoluto. Ma proprio nulla di nulla, del tipo che se qualcuno di noi stava male per portarlo giù in paese ci voleva almeno mezz'ora di macchina. E noi non avevamo una macchina. Immaginate quindi una trentina di ragazzetti tra maschi e femmine sperduti tra i monti, per due settimane lontani da casa, accompagnati da una manciata di adulti a tenerci controllati. Prima di proseguire col racconto, è giusto descrivere al meglio il luogo: come ho già detto, l'abitazione era divisa in due parti, la prima come casa privata e la seconda suddivisa su tre piani adibita a campo base; il piano terra era uno stanzone con tavoli, sedie e una piccola cucina, dove si svolgevano gran parte delle attività di gruppo al chiuso, mentre all'esterno c'era il selciato di ghiaia e la strada che portava al paese più vicino, poco più sotto un grande prato verde e tutt'attorno un fitto bosco, che circondava interamente la zona. Il secondo piano era invece la zona notte: una grande stanza che ricalcava le dimensioni di quella al primo piano, che i capi avevano diviso a metà con dei teli per separare la parte dei maschi da quella delle femmine. Tra letti a castello a tre o due piani, brandine e letti matrimoniali, il luogo era molto affollato e lo spazio per muoversi era esiguo, tranne per lo spazio davanti ai bagni e alla scala che portava al terzo e ultimo piano: la soffitta dove tutto ebbe inizio.
Non ricordo chi sia stato a spargere la voce, ma pochi giorni dopo il nostro arrivo qualcuno disse che in soffitta era custodita la pelliccia di un orso; una cosa che fece salire la curiosità di tutto il gruppo a livelli da Indiana Jones e andiamo tutti a vedere la dannata pelliccia ora e subito. Ovviamente però, la voce della presunta presenza del trofeo di caccia arrivò alle orecchie dei capi, che diedero l'ordine tassativo di non avvicinarci alla soffitta, dicendo che apparteneva al guardiacaccia e che non potevamo toccare nulla. Ma secondo voi, dei giovani esploratori come noi, si potevano trattenere dalla curiosità solo perché "i capi" avevano detto di no? Ecco, appunto. Tutto si svolse nel più totale silenzio, poco dopo mangiato, mentre gli adulti ci lasciavano riposare da soli in attesa delle attività pomeridiane, sono bastati pochi sguardi d'intesa e un cenno con la testa per reclutare con me due o tre amici, pronti per avventurarci nella soffitta proibita. Salimmo le scale in legno cercando di non dare troppo nell'occhio agli altri ragazzi, sbucando con la testa per vedere se nell'anticamera della soffitta ci fosse qualcuno a dormire, dato che c'erano due letti usati da una coppia di capi: nessuno in vista, potevamo salire indisturbati. L'anticamera era lunga poco più di tre metri, giusto per farci stare due letti lungo le pareti, il pavimento era tutto in legno e scricchiolava ad ogni passo, per questo motivo camminavamo piano, per evitare di farci scoprire, ma quando fummo a metà stanza ecco arrivare l'incubo.
Dalla porta della soffitta partirono dei passi verso di noi, come se qualcuno stesse attraversando l'anticamera di corsa; il problema è che non c'era nessuno oltre a noi poveri ragazzetti. Il tempo sembrò fermarsi nell'attimo in cui guardai in faccia il ragazzo che avevo alla mia sinistra, anche lui stava sentendo quei passi e la sua bocca si stava aprendo in una smorfia di terrore, prima di lanciare un grido molto poco mascolino e correre giù dalle scale spintonando chi era rimasto dietro di lui. Io rimasi giusto un secondo in più di lui, il tempo di sentire quell'ultimo passo invisibile arrivarmi sotto i piedi: non ho mai corso così veloce in vita mia.
Da quel momento il tormentone del campo era la parola "fantasma", pronunciata con timore dai più, mentre gli scettici cercavano in tutti i modi di percurlarci tutti facendo scherzi idioti. Ma ebbero poco da festeggiare, perché qualche sera più tardi avrebbero cambiato idea pure loro. I capi vennero a conoscenza della nostra impresa poco eroica, ma invece di punirci decisero di mettere la parola fine alla storia della pelliccia dell'orso portandoci tutti quanti a vedere questa fantomatica reliquia. Faccio senza dirvi che purtroppo non era un grizzly, come invece speravamo tutti noi ragazzi, ma molto probabilmente un qualche stambecco o capriolo. Comunque, tornando a noi, dovete sapere che dopo cena, i capi davano circa un'oretta di tempo libero ai ragazzi per ritrovarsi con la propria squadriglia e prepararsi per le attività notturne, che potevano essere piccoli spettacoli o giochi veri e propri. Eravamo quindi tutti riuniti nella stanza al secondo piano, chi seduto o coricato sul letto, chi in piedi vicino alla porta d'entrata, chi andava a destra, chi a sinistra, insomma avete capito. Eravamo tutti intenti a fare qualcosa, quando all'improvviso qualcuno bussò alla porta d'entrata; un ragazzo andò ad aprire e poco dopo la richiuse, nessuno ci fece caso pensando che fosse un qualche capo venuto a controllarci o a prendere qualcosa, ma quando al ragazzo gli chiesero chi fosse stato a bussare lui rispose "nessuno". Il gelo. Chi era vicino a lui gli chiese se stesse scherzando e lui rispose di no, che semplicemente quando aprì la porta, dall'altra parte non c'era nessuno. Il gelo 2. L'eco della parola fantasma si levò da un gruppo di ragazze, che evidentemente erano già sull'attenti e pronte per un'altra notte insonne accompagnate dalla paura del buio e delle creature delle tenebre. Io e il mio gruppo continuammo comunque a fare le nostre cose, senza dare troppo peso al fatto della porta convinti che gli altri ragazzi avessero solo voglia di fare i cretini, fino a quando qualcuno bussò nuovamente, questa volta con più forza e insistenza. La porta era una di quelle vecchie, in legno con i chiavistelli; tremava sotto i pesanti colpi, mentre nella stanza era calato il silenzio. Pochi secondi dopo i ragazzi aprirono nuovamente la porta, ma ancora una volta non c'era nessuno, guardarono fuori con le torce elettriche, perché non l'ho ancora scritto, ma per salire al secondo piano c'era un unico modo: salire una piccola scalinata sul fianco esterno della casa e attraversare uno stretto corridoio che percorreva l'abitazione per tutta la sua lunghezza, delimitato da un muretto di cemento a livello con la fiancata dell'altura e una recinzione. Dietro di esso solo il fitto bosco. Il corridoio esterno era poi diviso da una staccionata con un cancellino, che divideva la casa del guardiacaccia dal resto della struttura. Era quindi impossibile che qualcuno in pochi secondi potesse scavalcare la recinzione e nascondersi nel bosco, oppure arrivare alle scale esterne e scendere, come pure saltare la staccionata del guardiacaccia. L'espressione "cagarsi addosso", descrive perfettamente lo stato d'animo che aleggiava in quella stanza. Le ragazze erano terrorizzate, noi maschi pure, ma dovevamo a tutti i costi capire cosa stesse succedendo; vennero quindi creati due gruppi, il primo posto davanti alla porta, armato di torce elettriche e coltellini svizzeri, che non si sa mai possano tornare utili per affettare un fantasma. Mentre il secondo, sempre armato di torce, venne posto all'unica finestra che dava sulle scale esterne, con l'ordine di fare luce continua e di avvisare nel caso passasse qualcuno. Passò qualche minuto, io ero davanti alla porta assieme alla mia squadriglia e qualche altro ragazzo, sembravamo un piccolo esercito pronto alla carica, nessuno parlava, ma tutti sudavano freddo. La tensione era palpabile nell'aria, c'è chi tra le ragazze piangeva e veniva consolata dalle amiche, mentre noi, i maschi alfa della situazione, eravamo pronti a tutto per porre fine a quella storia. E quando la porta tremò nuovamente sotto un pesante battito, venne spalancata immediatamente, senza lasciare il tempo di poter dare un secondo colpo o scappare a chi stesse bussando. Il gelo 3. Non c'era nessuno.
Una bolgia di ragazzi terrorizzati scese le scale esterne, tra urla, pianti e brutte parole, tutti diretti al primo piano, quasi sfondandone la porta d'entrata, alla ricerca dei capi. Ovviamente gli adulti dissero che era stato il vento o la nostra immaginazione, che la casa era vecchia e che fosse normale che scricchiolasse, ma ricordo bene che le loro espressioni erano preoccupate tanto quanto le nostre. Comunque per quanto mi riguarda, oltre ad un ufo nel cielo notturno l'ultima notte di campo, non mi successe nient'altro di strano in quel posto, ma sicuramente a qualun'altro sì, perché un ragazzo si fece venire a prendere dai genitori pochi giorni dopo essere arrivati. Purtroppo non sono riuscito a reperire informazioni sul luogo esatto, come neppure altri dettagli a me sconosciuti dai ragazzi presenti, che però mi hanno confermato che non sono l'unico a ricordarsi del "fantasma del campo estivo". E qui si conclude il primo appuntamento con la rubrica Creepy Mind, spero di non avervi annoiati troppo; nel caso vogliate confidare o raccontare una vostra storia, potrete farlo mandandomi una mail al solito indirizzo, in modo che poi possa pubblicarla.
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| Minchia, sembra la copertina di un disco black metal scrauso. |
Non ricordo chi sia stato a spargere la voce, ma pochi giorni dopo il nostro arrivo qualcuno disse che in soffitta era custodita la pelliccia di un orso; una cosa che fece salire la curiosità di tutto il gruppo a livelli da Indiana Jones e andiamo tutti a vedere la dannata pelliccia ora e subito. Ovviamente però, la voce della presunta presenza del trofeo di caccia arrivò alle orecchie dei capi, che diedero l'ordine tassativo di non avvicinarci alla soffitta, dicendo che apparteneva al guardiacaccia e che non potevamo toccare nulla. Ma secondo voi, dei giovani esploratori come noi, si potevano trattenere dalla curiosità solo perché "i capi" avevano detto di no? Ecco, appunto. Tutto si svolse nel più totale silenzio, poco dopo mangiato, mentre gli adulti ci lasciavano riposare da soli in attesa delle attività pomeridiane, sono bastati pochi sguardi d'intesa e un cenno con la testa per reclutare con me due o tre amici, pronti per avventurarci nella soffitta proibita. Salimmo le scale in legno cercando di non dare troppo nell'occhio agli altri ragazzi, sbucando con la testa per vedere se nell'anticamera della soffitta ci fosse qualcuno a dormire, dato che c'erano due letti usati da una coppia di capi: nessuno in vista, potevamo salire indisturbati. L'anticamera era lunga poco più di tre metri, giusto per farci stare due letti lungo le pareti, il pavimento era tutto in legno e scricchiolava ad ogni passo, per questo motivo camminavamo piano, per evitare di farci scoprire, ma quando fummo a metà stanza ecco arrivare l'incubo.
Dalla porta della soffitta partirono dei passi verso di noi, come se qualcuno stesse attraversando l'anticamera di corsa; il problema è che non c'era nessuno oltre a noi poveri ragazzetti. Il tempo sembrò fermarsi nell'attimo in cui guardai in faccia il ragazzo che avevo alla mia sinistra, anche lui stava sentendo quei passi e la sua bocca si stava aprendo in una smorfia di terrore, prima di lanciare un grido molto poco mascolino e correre giù dalle scale spintonando chi era rimasto dietro di lui. Io rimasi giusto un secondo in più di lui, il tempo di sentire quell'ultimo passo invisibile arrivarmi sotto i piedi: non ho mai corso così veloce in vita mia.
Da quel momento il tormentone del campo era la parola "fantasma", pronunciata con timore dai più, mentre gli scettici cercavano in tutti i modi di percurlarci tutti facendo scherzi idioti. Ma ebbero poco da festeggiare, perché qualche sera più tardi avrebbero cambiato idea pure loro. I capi vennero a conoscenza della nostra impresa poco eroica, ma invece di punirci decisero di mettere la parola fine alla storia della pelliccia dell'orso portandoci tutti quanti a vedere questa fantomatica reliquia. Faccio senza dirvi che purtroppo non era un grizzly, come invece speravamo tutti noi ragazzi, ma molto probabilmente un qualche stambecco o capriolo. Comunque, tornando a noi, dovete sapere che dopo cena, i capi davano circa un'oretta di tempo libero ai ragazzi per ritrovarsi con la propria squadriglia e prepararsi per le attività notturne, che potevano essere piccoli spettacoli o giochi veri e propri. Eravamo quindi tutti riuniti nella stanza al secondo piano, chi seduto o coricato sul letto, chi in piedi vicino alla porta d'entrata, chi andava a destra, chi a sinistra, insomma avete capito. Eravamo tutti intenti a fare qualcosa, quando all'improvviso qualcuno bussò alla porta d'entrata; un ragazzo andò ad aprire e poco dopo la richiuse, nessuno ci fece caso pensando che fosse un qualche capo venuto a controllarci o a prendere qualcosa, ma quando al ragazzo gli chiesero chi fosse stato a bussare lui rispose "nessuno". Il gelo. Chi era vicino a lui gli chiese se stesse scherzando e lui rispose di no, che semplicemente quando aprì la porta, dall'altra parte non c'era nessuno. Il gelo 2. L'eco della parola fantasma si levò da un gruppo di ragazze, che evidentemente erano già sull'attenti e pronte per un'altra notte insonne accompagnate dalla paura del buio e delle creature delle tenebre. Io e il mio gruppo continuammo comunque a fare le nostre cose, senza dare troppo peso al fatto della porta convinti che gli altri ragazzi avessero solo voglia di fare i cretini, fino a quando qualcuno bussò nuovamente, questa volta con più forza e insistenza. La porta era una di quelle vecchie, in legno con i chiavistelli; tremava sotto i pesanti colpi, mentre nella stanza era calato il silenzio. Pochi secondi dopo i ragazzi aprirono nuovamente la porta, ma ancora una volta non c'era nessuno, guardarono fuori con le torce elettriche, perché non l'ho ancora scritto, ma per salire al secondo piano c'era un unico modo: salire una piccola scalinata sul fianco esterno della casa e attraversare uno stretto corridoio che percorreva l'abitazione per tutta la sua lunghezza, delimitato da un muretto di cemento a livello con la fiancata dell'altura e una recinzione. Dietro di esso solo il fitto bosco. Il corridoio esterno era poi diviso da una staccionata con un cancellino, che divideva la casa del guardiacaccia dal resto della struttura. Era quindi impossibile che qualcuno in pochi secondi potesse scavalcare la recinzione e nascondersi nel bosco, oppure arrivare alle scale esterne e scendere, come pure saltare la staccionata del guardiacaccia. L'espressione "cagarsi addosso", descrive perfettamente lo stato d'animo che aleggiava in quella stanza. Le ragazze erano terrorizzate, noi maschi pure, ma dovevamo a tutti i costi capire cosa stesse succedendo; vennero quindi creati due gruppi, il primo posto davanti alla porta, armato di torce elettriche e coltellini svizzeri, che non si sa mai possano tornare utili per affettare un fantasma. Mentre il secondo, sempre armato di torce, venne posto all'unica finestra che dava sulle scale esterne, con l'ordine di fare luce continua e di avvisare nel caso passasse qualcuno. Passò qualche minuto, io ero davanti alla porta assieme alla mia squadriglia e qualche altro ragazzo, sembravamo un piccolo esercito pronto alla carica, nessuno parlava, ma tutti sudavano freddo. La tensione era palpabile nell'aria, c'è chi tra le ragazze piangeva e veniva consolata dalle amiche, mentre noi, i maschi alfa della situazione, eravamo pronti a tutto per porre fine a quella storia. E quando la porta tremò nuovamente sotto un pesante battito, venne spalancata immediatamente, senza lasciare il tempo di poter dare un secondo colpo o scappare a chi stesse bussando. Il gelo 3. Non c'era nessuno.
Una bolgia di ragazzi terrorizzati scese le scale esterne, tra urla, pianti e brutte parole, tutti diretti al primo piano, quasi sfondandone la porta d'entrata, alla ricerca dei capi. Ovviamente gli adulti dissero che era stato il vento o la nostra immaginazione, che la casa era vecchia e che fosse normale che scricchiolasse, ma ricordo bene che le loro espressioni erano preoccupate tanto quanto le nostre. Comunque per quanto mi riguarda, oltre ad un ufo nel cielo notturno l'ultima notte di campo, non mi successe nient'altro di strano in quel posto, ma sicuramente a qualun'altro sì, perché un ragazzo si fece venire a prendere dai genitori pochi giorni dopo essere arrivati. Purtroppo non sono riuscito a reperire informazioni sul luogo esatto, come neppure altri dettagli a me sconosciuti dai ragazzi presenti, che però mi hanno confermato che non sono l'unico a ricordarsi del "fantasma del campo estivo". E qui si conclude il primo appuntamento con la rubrica Creepy Mind, spero di non avervi annoiati troppo; nel caso vogliate confidare o raccontare una vostra storia, potrete farlo mandandomi una mail al solito indirizzo, in modo che poi possa pubblicarla.
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